Lucarelli e Gruber: Vantaggio Lucarelli: Terzo tempo

Non sia mai che la Selvaggia non tenga fede al suo “nomen omen”: così si avvantaggia su Lilli la ”dolce perfidia” sferrando un poderoso attacco alla Giorgia Nazionale. Non contenta di prendere di petto la Meloni politica, si occupa della Madre di Giorgia e si può solo intuire cosa l’abbia spinta a tanto: evidentemente la prima lettura del libro autobiografico della Meloni era stata superficiale e lo aveva scorso forse frettolosamente da un punto di vista politico (si fa per dire poiché per questa signora “politico” significa essere con o contro il sistema). Diciamo che ricorda un altro offensivo attacco, quello di Alberto Mattioli, giornalista de La Stampa secondo cui la Meloni  “ha sensi di colpa perché la politica la tiene lontana dalla figlia … prodotta con la collaborazione del compagno…”. Senza dimenticare un altro grande pensatore della sinistra italiota, un po’ casereccia se vogliamo, vale a dire l’esternazione filosofica (si fa per dire) del filosofo (si fa per dire) Umberto Galimberti che così si esprime nei suoi confronti “Quando si dice ‘sono madre’ mi verrebbe voglia di non essere mai suo figlio, quando dice sono ‘cristiana’ mi verrebbe voglia di essere ateo …”. Un giudizio politico? Per nulla, secondo il filosofo (sempre si fa per dire), che precisa: “Nel senso che non si dicono quelle cose lì” che non solo testimonia della piccolezza intellettuale di Galimberti ma ripropone il tema della libertà di parola tanto cara alle sinistre che ritengono possa essere un   proprio esclusivo privilegio. Tornando alla signora Lucarelli, che dunque arriva tardi sulle scene degli attacchi alla famiglia della Meloni, si registra un suo commento a Piazza Pulita (la nota trasmissione in cui fanno piazza pulita delle opinioni scomode): questa tira ancora una volta in ballo il suo libro autobiografico, in particolare il tema dell’aborto, insinuando il dubbio che qualcosa non tornasse circa la decisione della madre su abortire o meno riportando la frase     “… Racconta di essere venuta al mondo e diventata un leader politico per un mancato aborto. Davanti all’ospedale, la madre all’ultimo momento ha deciso di non abortire. C’è questa eroicizzazione della donna che non pratica l’aborto all’ultimo momento e nasce Giorgia Meloni. Voglio sottolineare che nel 1977 non si abortiva in ospedale, quindi qualcosa non va”,  insinuando così che la madre non  andava in Ospedale ma da chissà quale epigona della Emma Bonino. I casi sono due o non sono informati ed allora potrebbero/dovrebbero cambiare mestiere o sono in malafede ed allora questo è il loro mestiere. Infatti la Meloni puntualizza l’ignoranza o la malafede con “Continua il linciaggio senza senso a PiazzaPulita. Per la cronaca, perché studiare potrebbe fare bene quando si pontifica: l’aborto in Italia non è più reato dal 1975, prima della 194. Quindi nel 1977 era possibile abortire senza essere perseguiti”. Potrà bastare alla signora Lucarelli ed a Formigli? Non credo perché quando si è … così una volta lo si è per sempre.

Elio Bitritto

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