De Gama e Adamastor, di Filippo Salvatore (1)

Riceviamo e pubblichiamo

Adamastor e il Capo di Buona Speranza

I

– Marinaio, che con vascelli
di nuova foggia fatti
giunto sei al Capo delle Tempeste
dove terra d’Africa e polo antartico
si congiungono e correnti catabatiche
e mortali vortici producono ed uragani
più forti e spaventosi dei cicloni tropicali,
chi sei tu, chi sono i lari tuoi?
Cosa ti spinge a carpir l’arcano
che solo io conosco,
la rotta verso le Indie Orientali?
Limite invalicabile è all’uomo l’ultimo
confine d’Africa per volontà del Fato
e suo guardiano sono io, Adamastor.

II
Posò la voce cavernosa,
mista al continuo sibilar dei venti
che pur arrivava sul ponte.
Incredibile a dirsi ed a vedersi!

III

Forma di petto villoso prese
e lunghe braccia lo sperone
di pietra. Denti gialli di vecchio,
cariati, divennero i tronchi sparsi
sulla sabbia e lurida, folta barba
e lunghi capelli gli arbusti della falesia
e gigante amante ridivenne l’arida pietra.

IV

– Scendi, marinaio, e contami. Perché
sei fin qui, ai confini del mondo, giunto?
– Anima sofferente, che minacci e piangi.
come fosti ridotto a pietra?
Tra spruzzi d’acqua e sibili di vento
S’udì di nuovo una voce
rauca, dolente, mista a pianto.
– Nella guerra tra Crono e Zeus
i giganti assaltarono l’Olimpo.
Io cercai di conquistare i mari
e mi scontrai con Nettuno.
Tra le onde vidi Teti, la più leggiadra
delle ninfe e le dichiarai amore.
Per amor di Teti feci tregua
con Nettuno e il miele
della passione si trasformò in fiele.
Inorridita dal mio aspetto mostruoso,
Teti prese l’amor mio per avida brama.
Non dolce forma, ma amaro inganno
fu l’abbraccio che mi diede
e mi trasformò in pietra.
Fu Teti, la più leggiadra delle ninfe,
Teti, il fiore colto da Peleo,
che di me fece arida roccia.

V

Sceso dal vascello con alcuni fidi a terra,
s’avvicina al gigante e così risponde.
– Bacco, dio del vino, fu
il prisco padre di Luso
e Vasco da Gama, suo discendente son io,
della terra di Braganza e conte di Vidigueira.
Con vele nuove e ardimentosi compagni
la rotta occidentale verso l’Oriente cerco
per portarvi la voce redentrice di Cristo
vuole diventare esperto,
per il giusto guadagno che dà
il commercio delle spezie
e per l’oro e le gemme che abbondano
tra le genti d’India e di Cina.
Tieni, Adamastor, consola la pena
che ai viventi fa provare amore,
bevi il forte vino delle colline
di Estremadura, il bianco di Braganza
e il dolce nettare di Porto e del Tago.
Dimentica, amico, la condizione
funesta che ti fa tanto soffrire.
Beviamo insieme. Noi veniamo in pace
e sol cerchiamo la rotta verso genti
in contrade rimaste finora ignote.

VI

– A ber m’inviti e amico mi chiami.
Mendaci sono forse le tue parole
come quelle dell’olandese volante?
Arrivò con un veliero carico di preziosi,
amico si disse e scampo mi chiese
dai venti e dai mari in tempesta.
Giurò amicizia e spergiurò per oro.
Per passare il Capo delle Tempeste,
gli dei tradì e l’anima sua vendette
al dio maligno degli inferi
che sorse dall’Ade, lo tentò.
e avuta la promessa, ruppe i patti.
La nave spezzò in due il demone
e tutto l’equipaggio morì annegato.
Caronte lo batte ora e Capaneo l’ira
sua manifesta contro di lui
che vaga in mari tempestosi
sulla sua nave fantasma.

VII

– Non è brutto corpo che ci fa tristi,
né la bellezza buoni, come credette Teti.
Amor di Dio vero, sete di conoscenza,
non subiti guadagni e tradimento,
guidano me ed i compagni miei.
Non son io avido olandese, ma
lusitano che onora la parola data.
Beviamo insieme, Adamastor, beviamo
perché il dolce sapor del porto
lenisce con l’oblio il dolor d’amore.
Calma i venti e porta la bonaccia
al Capo delle Tempeste dove tu
esprimi la rabbia per l’onta subita.
Dà pace ai flutti che tanto cozzano
contro la prora del San Gabriel e San Rafael.

VI

Beviamo insieme, amico Adamastor.
Celebriamo insieme, vicino è il Natale,
la nascita del Figlio del Dio vero
fatto uomo, redentore degli umani.
Invoca il mio Dio misericordioso
e aiuto avrai anche se sei pagano.
Non ha limiti la misericordia sua.
Invoca la pace non a nome di Zeus
bugiardo, ma del figlio di Dio
creatore e signore di tutto l’universo.
E’ dio di pace e di perdono
per ogni essere vivente
– Anche di pagani? E di giganti?
– Anche di giganti pagani.
– Calma i venti del Capo delle Tempeste,
amico Adamastor. In pace arriviamo
e solo virtù ci guida che ci fa degni
umani e giusto guadagno ci muove.
Beviamo insieme Adamastor
come Ulisse bevve con il ciclope
Polifemo durante il lungo periplo
che da Troia lo riportò ad Itaca.
Achille, il figlio di Teti e di Peleo,
che fu per te fonte di dolore, è morto.
Sì, il tetide Achille, l’invincibile Achille,
il pelide Achille, per volontà di Giove
fu colpito da Paride, figlio di Priapo,
nel calcagno, il punto che lo rendeva
mortale e lo fece perire.
Verso la bella ma perfida ninfa
e semidei giusto è stato il Fato.

VIII

– Se vieni in pace, pace tra noi sia,
straniero lusitano. Grande è la mia gioia
nel saper che Peleo e suo figlio Achille
vagano tra le ombre dell’Ade
e che anche la bella Teti,
che tanto mi fece e fa soffrire
e pietra mi rende, soffre come
madre soffre per la morte di figlio.

– Polifemo bevve a sazietà
il vino che il re di Itaca gli offriva
e si fece chiamare dal ciclope Nessuno.
prima che il sonno gli chiuse gli occhi.
– Come Nessuno? Non era
Ulisse il nome suo?
– Certo, così fece Ulisse
perché sapeva che nominare
con nome nuovo significa
cambiar natura alla realtà del mondo.
– E se io chiamassi il Capo delle Tempeste,
– Capo di Buona Speranza – suggerì Vasco,
cambierebbe natura, come me,
che sono sia gigante che pietra?
– Esatto, avrebbe duplice natura, come te.
– E Capo di Buona Speranza sia.

IX

Il dolce del porto gli diede dolce sonno
e pesanti rese le palpebre all’amante
che come sasso inerme si sdraiò
sulla spiaggia tra divelti tronchi.
E per incanto il Capo delle Tempeste
In Capo di Buona Speranza si trasformò,
in bonaccia per lugubri venti ed alti flutti.

X

Al cielo alza le braccia Vasco,
ringrazia il suo Dio, uno e trino,
e risale con i compagni sul San Gabriel.
– Il Nord è la rotta verso l’Oriente,
e Capo di Buona Speranza sarà
d’ora in poi il Capo delle Tempeste –
grida alla ciurma che applaude sul ponte.

S’allargano le vele tra mare e cielo
e svegliano da lontano il triste amante
con colpi possenti di bombarda.

Filippo Salvatore

M. 28.8.21 Copyright

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