Che figura …!

I giornali ed i giornalisti “bene”, democratici ed antifascisti per nascita e Costituzione, hanno pensato bene di ignorare la notizia più clamorosa di questa estate e prestare la maggiore attenzione al caso Durigon, alle risposte alla politichese della Lamorgese sull’invasione clandestini, alla missione della figlia di Gino Strada impegnata a salvare vite umane (salvo poi fregarsene di che fine fanno); insomma la notizia più importante, quella che qualche mese fa ha mosso e commosso gli animi belli e buoni della sinistra PD e del sinistrato Movimento di Grillo, vale a dire le motivazioni per l’assoluzione di Salvini sull caso Gregoretti è stata relegata a semplice cronaca di mezza estate. Nessun commento da parte dei vari Zingaretti, Parrini, Renzi, Grasso, Toninello e Conte (per dire i maggiori fustigatori del disumano sequestratore Salvini) e tanto meno nessuna scusa da parte loro e dei 152 senatori che ne votarono la messa in stato di accusa e, ne sono sicuro, non hanno neanche pensato di mettere una copertura agli specchi di casa perché se solo se avessero  un minimo di coscienza si vergognerebbero di quel che avevano detto.

Partirei dalle dichiarazioni, a cominciare da Zingaretti che mentendo come un qualsiasi “Pierino” (ah, dimenticavo, è del PD!) disse “Sui processi il Pd non voterà mai sulla base di un giudizio politico, ma solo sulla base della valutazione delle carte processuali” – anche perché – “Si deve fare così per le persone normali e si deve fare così anche per i potenti”. Uno sconosciuto sanatore PD, tale Dario Parrini dichiara nell’indifferenza generale “Non fu sulla base di una ragion di Stato che il ministro Salvini agì, ma fu, come al solito, sulla base di una ben più bassa ragion di partito, che è un’altra cosa” e se lo dice lui c’è da crederci anche se lui stesso non ci crederebbe. Ad un perfetto sconosciuto in ambito politico si affianca una prestigiosa espressione della attuale politica, il notissimo Matteo Renzi la cui sigla SS non si riferisce alle famigerate formazioni naziste ma al suo essere Senatore Semplice: il nostro così si espresse, in nome della difesa dell’autonomia della politica “È una cosa schifosa che Salvini abbia tenuto in mare dei poveri disgraziati. Ma non sono io che devo decidere se ha commesso un reato, io devo decidere se deve andare a processo. E voterei sì”. Altro “grande” democratico, già presidente del Senato e magistrato di rilievo (quindi perfetto conoscitore delle leggi – si suppone), così si esprimeva “Ricordiamo quei giorni dominati dall’euforia di un ministro che riteneva di essere al di sopra della legge (…). L’unico obiettivo era quello di spaventare l’Europa con un ricatto … Per farlo era disposto ancora a negare i diritti fondamentali di 131 esseri umani”. Non posso dimenticare Danilo Toninelli che in un certo senso fa tenerezza: questi dichiarava “Salvini a parole faceva il duro e diceva agli italiani di difendere i confini. Negli atti giudiziari scarica la responsabilità ad altri ma la legge dice chiaramente che era sua” mostrando tutta la sua imbarazzante competenza in materia. Questo Toninelli è lo stesso Toninelli che, all’epoca del “sequestro” (quindi qualche mese prima) dichiarava “non Salvini, ma Salvini assieme al sottoscritto e a Conte abbiamo diminuito, con una cifra veramente enorme, il numero degli sbarchi”. Ecco, a proposito di Conte, quanto il presidente del Consiglio dichiarava “A livello di presidenza, abbiamo sempre lavorato per ricollocare e consentire poi lo sbarco”. Mi fermo qui per non tediare i lettori: aggiungo solo un paio di stralci della sentenza di assoluzione “L’imputato ha agito non contra ius bensì in aderenza alle previsioni normative. … Non può essere addebitata (a Salvini, ndr) alcuna condotta finalizzata a sequestrare i migranti per un lasso di tempo giuridicamente apprezzabile”. Il magistrato aggiunge “… l’azione dell’ex ministro, così come – udite udite – l’azione della ministra Lamorgese, si è snodata sotto una ben definita copertura politica e normativa”.

Vi invito a non esternare le vostre opinioni in pubblico perché potreste essere accusati di turpiloquio.

Elio Bitritto

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