Covid-19: effetti collaterali

La pandemia ha portato ad un effetto collaterale inaspettato dal punto di vista climatico: la riduzione delle emissioni di CO2 a causa della forzata riduzione delle attività industriali e la ridotta circolazione stradale: la riduzione è stata dell’ordine del 7%, valore che può essere considerato, anche con la più sfrenata delle speranze, utopico nel programma di riduzione delle emissioni che l’ONU e l’IPCC si propongono di fare. Però questa notevole riduzione delle emissioni avrebbe dovuto comportare un netto miglioramento delle condizioni di qualità  dell’aria, cosa che non sembra sia avvenuta. Perché questa apparente contraddizione? Perché la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti ha un rapido effetto sulla salute sull’ambiente  ma, perché l’effetto sia concreto, sia tangibile, occorre che questa riduzione sia protratta nel tempo, che duri centinaia, migliaia di anni e con i programmi proposti secondo i modelli dell’IPCC questo non può avvenire dato che sono basati su pochissime decine di anni! Intanto nessuno contesta che ci sia un surriscaldamento dell’atmosfera ma dobbiamo smetterla di attribuire il fenomeno all’uomo, soprattutto se consideriamo che ipocritamente non si ha il coraggio di dichiarare pubblicamente che sono i Paesi asiatici che inquinano il mondo intero e non solo in termini di emissioni gassose ma anche in termini di immondizia, di plastica versata nei fiumi e nei mari. Ma può essere interessante anche fare un passo indietro nella storia di questo “global warming” che in realtà, all’inizio degli anni ’40 si chiamava “global cooling” come drammaticamente titolava TIME del 31.01.1977 “THE BIG FRIZE”! Verso gli inizi degli anni ’80 il clima cominciò a scaldarsi costringendo gli scienziati e i giornalisti ad una altrettanto drammatica titolazione “Global Warming” che resistete per circa 15 anni. A questo punto qualcuno comincia a far notare che la Terra ha attraversato molti periodi di riscaldamento e raffreddamento ben prima e in misura molto maggiore di quanto accada oggi dove impera la brutta abitudine dell’uomo di riscaldarsi, produrre, raffreddarsi, disboscare, ecc. Si passa dunque ad un’altra espressione sintetica ma ugualmente foriera di drammatici sviluppi, il “Climate Change”. Ebbene il climate change è la summa teologica dell’informazione malata di alcuni scienziati! Sì perché il clima “Cambia/Change”  ogni giorno, mese, anno, e non vorrei scomodare i luoghi comuni … più comuni quali “piove”, oh quanto piove, c’è “vento” oh quanto vento, fa “freddo” oh quanto fa freddo, fa “caldo” oh quanto fa caldo …! Ed allora per non apparire fissati su una espressione che ha fatto il suo tempo che come i telefonini si evolve rapidamente, ecco che viene fuori un’altra terminologia che dà una riverniciata al Global Warming, “climate crisis”!

Per comodità di lettura di chi ci segue faccio un breve riepilogo delle altalenanti previsioni sul clima, previsioni che fanno il paio con quelle dei maghi nostrani e di Nostradamus

1966: il petrolio si esaurirà entro il 1976!

1967: carestia mondiale entro il 1975!

1970: le risorse terrestri saranno definitivamente esaurite entro il 2000! Entro la stessa data tutti i pesci moriranno per l’inquinamento e l’accumulo di azoto renderà inutilizzabili i terreni agricoli al punto che l’America sarà costretta a razionare il cibo entro il 1980!

1974: in arrivo una nuova era glaciale!

1976: gli scienziati, dopo accurati studi, confermano l’inizio di una nuova era glaciale.

1980: le piogge acide uccideranno tutti i pesci dei laghi!

1989: le Maldive e New York scompariranno sotto l’oceano entro il 2018!

2004: la Gran Bretagna “godrà” di un clima siberiano entro il 2024!

Qualche tempo fa, per avvalorare la tesi del global Warming causato dall’uomo ben 500 scienziati hanno sottoscritto un documento che l’ONU ha fatto proprio: a questi 500 si sono aggiunte altre 11.000 firme di scienziati che scienziati non sono perché quel documento è stato sottoscritto da chiunque si trovasse a passare da quelle parti per cui troviamo professori di economia, di lettere, professionisti, avvocati, ragionieri, semplici cittadini sensibilizzati da un problema che riguarda tutti, Più recentemente si è pronunciato in senso diametralmente opposto un altro nutrito gruppo di scienziati, circa mille, che hanno sottoscritto una petizione intitolata “Non esiste alcuna crisi climatica”: sono scienziati dell’atmosfera e della Geologia quella scienza che studia la Storia della Terra e che, sola, rileva le innumerevoli crisi climatiche che hanno riguardato la Terra, ben prima della comparsa dell’Uomo. E questo dovrebbe indurre le persone, semplici o altamente acculturate, a porsi qualche domanda ed a cercare risposte che non siano quelle scontate perché fanno parte del linguaggio politicamente corretto: ricordo lo sguardo di sufficienza che accompagno, nel corso di un convegno, la mia critica alla certezza della responsabilità umana, al punto che uno degli astanti disse testualmente “ci sei rimasto solo tu a non credere alla responsabilità dell’uomo”. Evidentemente non sono solo se Ivan Giaever (Nobel per la Fisica)  Renato Ricci (Presidente della Società Europea di Fisica), Uberto Crescenti (Professore di Geologia e già Magnifico Rettore), Antonino Zichichi, Franco Prodi e Nicola Scafetta (professori universitari di Fisica dell’Atmosfera e Climatologi), la pensano come me, anzi se io la penso come loro e non come la signorina Greta.

Passiamo all’aumento della concentrazione di CO2 da 300 a 400 ppm: ebbene, posto che dal 1850 ad oggi la concentrazione di CO2 è aumentata  di 100 ppm a causa dell’uomo allora il nesso è evidente, bisogna ridurre CO2. Accettiamo il dato che però, in sé, non significa nulla: infatti supponiamo di avere una camera di 33 metri quadri con una cubatura quindi di circa 100 metri cubi: 100 ppm rappresentano 10 litri e 10 litri di CO2  pesano 5 grammi: ebbene questi 5 grammi rappresentano il carbono prodotto da una candelina (del peso di 5 grammi), cioè rappresentano tutto il carbonio prodotto dall’uomo dal 1850 ad oggi!

Altro aspetto da tenere in considerazione è questo: nel passato si sono succeduti periodi glaciali intervallati da periodi interglaciali, detti anche “optimum” in cui a fronte di 300 ppm  si sono registrate temperature anche molto maggiori di quelle odierne con 400 ppp ed in evidente assenza di attività umane.

Periodo medievale: i vikinghi colonizzano la Groenlandia (il cui nome significa “Terra Verde”): circa 300 anni dopo pensarono bene di andarsene perché il freddo era diventato insopportabile e quel periodo si chiama “Piccola Era Glaciale” (PEG).

Quando è cominciato il riscaldamento, cioè il cosiddetto “global Warming”? Nel 1690 vale a dire ben 160 anni prima del 1850 data indicata dall’IPCC come inizio  del riscaldamento attribuito all’uomo: allora se l’inizio del global warming è iniziato nel 1690 come si giustifica?

Elio Bitritto

 

 

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