Vaccino sì o no?

Indubbiamente la risposta è “vacciniamoci e vaccinatevi tutti”: personalmente ho fatto le due dosi  (senza conseguenze) e non solo sono contento di averle fatte ma le consiglio a tutti: però! Non posso fare a meno di rilevare un “però” che mi deriva dalla provocazione della dott.ssa Ilaria Capua, nota frequentatrice della TV che dichiara, in una intervista al Corriere della Sera, “In cambio della libertà di scegliere se vaccinarsi o no, si potrebbe chiedere un piccolo contributo rispetto al costo totale del ricovero in terapia intensiva: un “piccolo contributo” quantificato in “1.000 – 2.000 euro al giorno” mentre il resto, “ovvero i costi di infermieri, medici, medicine ed altro necessario alla cura, sarebbero esclusi dal computo perché quelli ce li passa lo Stato. Per ora, e fintanto che il sistema non finisca dissanguato”. Così continua la Capua “I vaccini di nuova generazione, messi a regime, hanno praticamente azzerato le morti in tutti i Paesi che sono riusciti a immunizzare le fasce a rischio ospedalizzazione. La scienza ha fatto il suo dovere. I vaccini funzionano e i dati raccolti indicano che sono molto più sicuri di qualsiasi altro vaccino utilizzato sino ad oggi”. E fin qui sono assolutamente d’accordo, non foss’altro perché è senza dubbio in buona fede e, oltre ad essere apprezzata nel mondo scientifico (al di là di qualche collega che precisa essere la dottoressa una  “… veterinaria” e non una virologa, epidemiologa, ecc.). Non si deve dimenticare che nel 2006 depositò la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 in GenBank (un database “open access”) e non in un database ad accesso limitato, dando inizio a un dibattito internazionale sulla trasparenza dei dati che ha cambiato i meccanismi internazionali alla base dei piani prepandemici.

Ciò posto non posso fare a meno di  fare alcune riflessioni la prima delle quali si riferisce alla informazione sui vaccini che è stata gestita in un modo che non poteva che indurre sospetti e dubbi: comunicazione in cui i virologi (quelli “veri”, quelli laureati in medicina e non in veterinaria !!!) hanno detto tutto ed il contrario di tutto creando, almeno alimentando, una sensazione di sfiducia, di sospetto  sulla efficacia dei vaccini. Perché, si chiede lo scettico, si chiede di firmare il cosiddetto “consenso informato” che esime il medico da qualsiasi responsabilità? E perché, se è vero e ripeto SE è VERO le ditte produttrici dei vaccini hanno chiesto ed ottenuto l’immunità da eventuali conseguenze? di cosa è informato il cittadino? Del fatto che potrebbe conseguirne effetti anche estremi? Ma se è così è chiaro che in realtà il cittadino non è informato di nulla: soprattutto tenendo presente che i produttori non dichiarano la composizione (diversamente da quanto ha fatto la Capua) ed hanno preteso, se è vero e ripeto SE è VERO, l’immunità.  Pongo un’altra riflessione alla attenzione di coloro che “sanno”: come si deve comportare una persona con diverse patologie e, soprattutto con una allergia a quasi tutto ciò che mangia a causa di una iperproduzione di istamina ed allergia addirittura all’Urbason, il cortisonico più usato negli ospedali? Potrà mai vaccinarsi? E se non potrà vaccinarsi sarà destinata ad una vita di clausura? Ad una “stella gialla” sugli abiti ed un numero sull’avambraccio? Gradirei conoscere qualche suggerimento e qualche rassicurazione.

Elio Bitritto

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