Saman e Kyenge

Due donne: una scomparsa (per non dire espressamente morta, uccisa), l’altra viva e vegeta, perennemente garrula e saccente, sempre pronta a difendere, giustamente, la sua ed altrui  “negritudine”: interviene sulla vicenda che ha visto la civiltà occidentale soccombere, ancora una volta, di fronte alla inciviltà e crudeltà di un Islam fondamentalista che è sostanzialmente diverso da quello presentato come religione di pace dall’UCOII. La parola d’ordine degli islamici è ora la Fatwa, è ora la costituzione di parte civile dell’Ucoii, è la necessità di fare apparire l’assassinio rituale e tribale della ragazzina come un normale femminicidio come tanti, troppi ce ne sono in Italia. “Normale femminicidio” secondo la Kyenge e secondo Khalid Chaouki, quindi perché tanto clamore, perché se ne parla in termini di discriminazione religiosa?   L’attribuzione di questo omicidio a quanto scritto nel Corano non ha senso perché “ … in nessuna parte del Corano si parla di uccidere chi vuol sottrarsi ad un matrimonio combinato”: così dunque i due , ma sarà vero? Certo nel Corano si parla “solo” di inferiorità della donna rispetto all’uomo ma l’islamico non si nutre del solo Corano: inscindibile e corollario integrante del Corano è la Sharia, quel complesso di leggi da codice civile e penale permeati di “sacro” che regola l’attività “secolare” degli islamici per cui possiamo tranquillamente accettare la lapidazione delle adultere, le frustate inflitte alle donne che osano uscire da sole senza il controllo del guardiano maschio, gli anni di carcere di Asia Bibi in Pakistan accusata di blasfemia, la democrazia in Birmania, lo stupro delle bambine costrette a sposarsi con uomini anziani e repellenti, la “polizia religiosa” che picchia per strade le donne che non rispettano i divieti a vestirsi in modo libero! E tutto questo ridotto ad “… un semplice femminicidio, uno dei 200 che si compiono in Italia e nessuno parla di motivazioni legate alla religione cattolica”! E la Kyenge che “giustifica” la violenza addebitandola allo  stato di segregazione in cui sono tenute le donne Ma da chi? Dagli italiani? Ma cosa si inventa questa signora? E non è certo con lo Jus soli che la ragazza avrebbe avuto “difesa” dalla sua famiglia. Conclude, questa ineffabile interprete delle motivazioni di questo omicidio, addebitandolo “alla mancanza di una vera politica di inclusione” senza capire, meglio senza voler ammettere che l’inclusione, deve essere prima di tutti sentita, voluta, desiderata da chi entra in Italia. E pensandoci bene forse questo, come gli altri che lo hanno preceduto per le stesse motivazioni è un vero FEMMINICIDIO” perché certifica, al di là di ogni dubbio, la prevaricazione dell’uomo sulla donna: i duecento cui si riferisce la Kyenge sono frutto di gelosia, di apparire “cornuti”, di ammettere il proprio errore.  Con buona pace dell’Ucoii, della Kyenge, di Khalid e di tutti quelli che continuano

a parlare di religione di pace.!
Elio Bitritto

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