Caro Giovanni,

mai avrei pensato di scriverti questa lettera. So che la leggerai anche da lassù, so che la leggerai e magari la farai leggere a tuo zio l’australiano, che ti ha preceduto, magari a quel tuo grande amico Umberto Di Lallo che ci ha ospitato a Perth: come si fa a non ricordare la tua dedizione, Giovanni, agli amici di Perth, come si fa a non ricordare la tua dedizione a Silvio Petroro con cui hai fortemente voluto il rafforzamento del gemellaggio con Perth, come si fa a non ricordare il tuo contributo alla realizzazione dei Lunari di Vasto. Personalmente non posso dimenticare la stretta collaborazione per il Premio San Michele, la  puntualizzazione nella descrizione di certi personaggi che caratterizzavano i tuoi libri, insieme di fantasia e realtà  arricchendoli di nuovi particolari, sempre con quel pizzico di ironia, mai una parola “contro”. La tua discrezione, la tua correttezza, i tuoi aneddoti, la tua amicizia con i vecchi colleghi di lavoro, la tua preoccupazione per tua moglie, per i tuoi figli. Prima di passare da Bruno  per qualcuno dei tuoi tanti scritti, a volte ti fermavi a casa mia, a volte mi portavi una cassetta di prodotti della tua campagna, sempre con il sorriso e la battuta pronta: mi pareva di averti visto pochissimi giorni fa all’inizio di via Santa Lucia ma ero in auto e non mi potevo fermare: magari avremmo potuto fare un’altra “rimpatriata” ma così non è stato: vorrà dire che ci vedremo più in là, tanto tu mi aspetti, non è vero?

Elio Bitritto

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