Un Comune e la società partecipata.

Un formula che dovrebbe funzionare è quella per cui un Comune partecipa sotto il profilo dell’azionariato in una Società, evidentemente afferente ai servizi di pubblica utilità.

Una società per azioni che si interessa del trasporto pubblico, dell’ecologia, ed altro può essere gestita da un management  privatistico e con una quota minoritaria da un Ente pubblico che sorveglia e detta alcune regole  per controllarne l’efficacia.

È di questi ultimi giorni la notizia che la Sindaca di Torino Appendino ha deciso di effettuare operazioni di borsa, ovviamente a nome del Comune, nella società di energia Iren, quotata in Borsa.

Le cose sono andate male e pare ci sia una importante perdita di alcuni milioni di Euro, le cose avrebbero potuto andare diversamente e il Comune di avrebbe guadagnato.

Ma il punto non è questo.

Un Sindaco non dovrebbe avere alcun potere, con i soldi altrui, di intervenire su un titolo di una società dove è presente. Non si tratta di conflitto di interessi, si tratta di conflitto di interferenza.

Il Sindaco può intervenire, anzi deve intervenire, in occasione dei vari Consigli di Amministrazione con le  sue idee, con qualche proposta, con una richiesta di tutte le delucidazioni che vuole, verso gli altri consiglieri e tramite il Collegio dei Revisori.

Ma se interviene in borsa con importanti acquisti che ovviamente non possono essere giustificati da nessuna prospettiva di mercato, né da “conoscenze “ tecniche (aggiotaggio!!), ebbene in questo caso il Sindaco fa un’operazione che potrebbe fare tranquillamente a Montecarlo, sul rosso e nero.

Inoltre “forza” il mercato e non potendo acquistare sue azioni deve usare i canali di intermediazione bancari che implicano commissioni importanti se si lavora su un mercato tradizionale ma che poi diventano molto onerose se si fanno operazioni di copertura a termine  e cosi via.

E chi decide a quale operatore affidare le transazioni? Non conosco i regolamenti ma leggo spesso che si deve fare una gara d’appalto per acquistare dieci fotocopiatrici. E per queste gare occorre del tempo. Mentre le operazioni di borsa devono essere fatte in pochi secondi.

Infine: chi decide quante azioni comprare e quando rivenderle, e chi decide la destinazione di proventi straordinari finanziari. Da parte mia so solo chi sopporterà le perdite.

Nello stesso tempo sempre a Torino il sindaco Appendino è stata sentita dal magistrato per falso in bilancio. Il Sindaco ha chiesto alla Ragioneria di non iscrivere al Bilancio di fine anno un impegno fidejussorio di 30 milioni che come noto è solo un impegno di firma, dunque non monetario in senso stretto (pare che scadesse nell’anno successivo, senza impegno da parte del Comune). Lo ha fatto per non aggravare il bilancio agli effetti di eventuali cattive letture dalla Comunità Europea.

Ma anche qui il problema è altrove: chi può permettersi, anche in un’azienda privata, di non iscrivere un impegno di firma ? Nessuno.

Presidente Draghi, a parte i miliardi per la transizione ecologica e tecnologica, può fare un DL che dica: è proibito negli Enti Pubblici fare speculazioni in Borsa, due volte proibito se si tratta di propri titoli ed è proibito chiamare il Ragioniere chiedendogli di cancellare una voce di Bilancio che poi come sa il Ragioniere implica di cancellarne anche un’altra.

Gf bonacci

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