Il Papa sui migranti morti in mare: “È il momento della vergogna”. Per cosa, per chi?

Domenica 25 aprile, dopo la rituale preghiera del Regina Coeli, il Papa si è detto “molto addolorato” per l’ultimo tragico naufragio avvenuto i giorni scorsi nel Mediterraneo, e per la precisione a largo di Tripoli. “Preghiamo per loro” – ha aggiunto Francesco – ma anche per coloro che … “possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte”. Per cui, la doglianza e la derivata esecrazione espressa in tale circostanza si riassume nell’espressione, certamente alta e autorevole, ma, a parere di chi scrive, nei suoi effetti fuorviante:“E’ il momento della vergogna”.

Un “vergogna” rivolto a chi, per cosa, umilmente proviamo a chiederci. I migranti, in questo ennesimo naufragio, già in acque libiche (dove si dice “… non si può intervenire!”), hanno perso ancora in centinaia la vita per la nota ignavia dei potenti della terra. Coloro che puntualmente, dopo il singolo fatto, emettono parole enuncianti buoni quanto maieassero, ma chiaramente ad essa sfugge una fondamentale verità: che non è questo il Sistema di governare le migrazioni degli individui e dei popoli. A questi “alti rappresentanti” ed altri, come alla stessa “Europa”, dovrebbe essere chiaro l’assurdità di quel che da troppi anni ormai si rendente  possibile, che puntualmente si tollera.

L’interrogativo primo che si pone persino l’uomo della strada, quello che il Papa nella circostanza accomuna in un momento di “vergogna” collettiva, è del perché mai bisogna … ‘farsi’ naufraghi per essere “accolti”! Ovvero, per ottenere un lasciapassare in mare e una sanatoria di fatto una volta sbarcati, nel trasferirsi senza visto o permesso di migrazione in un Paese e/o Stato diverso da quello di nascita e residenza!

Certo, antica e umanitaria legge del mare è quella del soccorrere comunque chi è a rischio di annegamento, ma, in coscienza, si può sempre e ancora tollerare e persino favorire in vario modo questo reiterato e abnorme traffico di uomini? Salvare quando capita, ovunque e in ogni momento: è questo il modo di “fare accoglienza” che si vuole?

“Vergogna”, dunque, per cosa, per chi? A tutti e a nessuno in pratica, purtroppo, dal momento che nessun Organismo sovranazionale intende realmente adottare misure che pongano fine o un serio freno alla perdita di vite umane in mare, come nei deserti reali o figurati di questo mondo.
Non può bastare l’evocazione di un inferno, religioso o laico che sia, di una accomunante colpa di cui doversi pentire.
In tal modo il Mar Mediterraneo continuerà ad essere non soltanto un cimitero senza fondo, ma la piazza acquatica del malaffare. I migranti, fai-da-te e mal imbarcati nonostante il richiesto e corrisposto pedaggio – sia quelli realmente in fuga da guerra e persecuzioni, che quelli che approdano in Europa, a dispetto di leggi e confini, per ‘far fortuna’ – continueranno ad essere “i negri” di uno nuovo schiavismo economico-finanziario.  

E’ manifesto a tutti che non c’è alcun giovamento ad accusare genericamente gli Stati di “guardare da un’altra parte”. C’è la necessità di affermare forte e chiaro all’indirizzo di chi presiede gli Organismi Internazionali, a cominciare dalle “Nazioni Unite” (quella capace di intervenire in ogni parte della terra se e quando vuole) che lasciare tale umanità sistematicamente nelle mani dei profittatori di varia specie, nel prima come nel dopo, non è più tollerabile. Che … non è così, soltanto addossandoci, fittiziamente, colpe e vergogne, che “si salvano” vite umane, che si “accolgono” i disperati della terra. GFP

 

 

 

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