La Giornata della Terra. Riflessioni sul suo significato.

 

Oggi, 22 aprile torna l’appuntamento con la Giornata della Terra, la Madre comune di tutte le forme di vita che esistono sul nostro pianeta. La Terra ci dà sostentamento, ci fa vivere, ma rimarrà indifferente, si trasformerà in matrigna, al nostro soffrire se la deprediamo e la maltrattiamo.

La Giornata della Terra (in inglese Earth Day), è il nome usato dalle Nazioni Unite per indicare il giorno in cui in oltre 190 paesi si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Va ricordato che la prima Giornata della Terra è stata organizzata il 22 aprile 1970 negli USA, in California da Denis Hayes, uno dei principali esponenti dell’ambientalismo. Nel giro di qualche decennio la coscienza ecologica ha fatto passi da gigante ed è ormai una valenza fondamentale del pensiero dello sviluppo sostenibile, ossia dell’equilibrio da mantenere per il rispetto, la conservazione o l’uso responsabile delle risorse naturali del nostro pianeta.

Non sono oramai nel 2021 solo i gruppi ecologisti che lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili fanno parte della coscienza comune. Si cercano quindi soluzioni atte a ridurre al minimo gli effetti negativi del progresso tecnologico. Vengono proposti modelli che includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali (petrolio o gas fossili), il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la prevenzione degli incendi, la difesa delle aree boschive e la protezione delle specie minacciate.

La prima chiara formulazione del modo di affrontare a livello planetario il rispetto degli ecosistemi, dello sviluppo sostenibile che agisce localmente, ma pensa globalmente risale al 1972. È il Club di Roma sotto la guida di Aurelio Peccei e Maurice Strong, coadiuvati da ricercatori, americani, russi ed europei, che pubblica uno studio effettuato al MIT (Massachusetts Institute of Technology) intitolato Limits to Growth (Limiti alla Crescita). Si trattava di un campanello d’allarme. A causa della limitatezza delle materie prime, si diceva nei Limiti alla Crescita si sarebbe presto arrivati al loro rapido esaurimento con drastiche conseguenze sugli ecosistemi, in particolare sull’agricoltura e la pesca nei mari non più in grado di sfamare un pianeta in piena esplosione demografica.

Al giorno d’oggi il dibattito è accesissimo e permane un quesito fondamentale al quale non si è ancora riusciti a dare una risposta esauriente e soddisfacente. Bisogna mettere un freno all’innovazione tecnologica ed al consumismo che ne consegue, prevalso dalla nascita della Rivoluzione Industriale? Gli ambientalisti insistono sul bisogno del limite alla crescita e sul rapporto armonioso da mantenere tra genere umano, altre specie viventi e Natura. Gli imprenditori tradizionali vedono ancora nel progresso economico e tecnologico una sfida costante all’inventiva umana per il trionfo della libertà di ricerca scientifica, uno dei cardini della società occidentale. Quale sarà il risultato tra lo scontro di queste due visioni antitetiche? Quali le conseguenze?

Da una parte abbiamo la visione laica, che vede nella ragione umana la vera chiave per quantificare il reale e ricavarne benefici economici per l’umanità. È la concezione lineare, cumulativa del progresso. Per chi difende questa concezione del mondo lo sviluppo tecnologico è inarrestabile e finirà con il produrre una vita migliore.

C’è chi vede invece nella concezione ciclica della storia la nostra sola salvezza. Le ‘magnifiche sorti e progressive’ dell’umanità, per scomodare il Leopardi, hanno dei limiti invalicabili e se non li si rispetta, allora è la Natura stessa, come il pastore inglese Thomas Malthus insegna nel suo Saggio sulla Popolazione a difendersi, eliminando l’eccedenza demografica. Il dibattito è aperto. Sia la celebrazione della Giornata delle Terra, l’occasione per una profonda riflessione sulla vita umana e sul suo rapporto con le altre specie viventi e sugli ecosistemi di cui facciamo parte.

Filippo Salvatore

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