“Se questo è un uomo”

 

Il titolo richiama un famoso romanzo, tragico di Primo Levi e si riferisce alla sua detenzione in un lager nazista con tutte le implicazioni che una condanna a morte, protratta nel tempo, comportava:

«Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / ….”. In realtà questi primi tre versi dello scritto di Primo Levi non si possono riferire ad uno solo, ma a tre uomini (anche se mi risulta difficile attribuire loro la dignità di “uomo”), personaggi, noti nel loro ambiente, la sinistra colta e raffinata, quella NON razzista, più che altro classista (nel senso che la “classe” l’hanno nei … lombi) che nel corso di una trasmissione radiofonica “Bene bene, Male male” hanno dato il meglio del loro repertorio. I tre sono personaggi di alto spessore culturale: tutti e tre docenti universitari, scrittori, giornalisti. presidenti di fondazioni, pluri premiati: insomma il fior fiore della cultura, in questo caso toscana, che, forse dopo aver ecceduto in qualche sostanza particolare (anche se sembravano perfettamente lucidi) o forse per una liberazione improvvisa del sistema nervoso rettiliano, quello cioè più antico, deputato, nell’uomo, alla parte animale di ciascuno di noi caratterizzato da istinti primordiali in totale assenza di coscienza morale, si sono prodotti in una serie di espressioni che volevano essere spiritose  ma che si sono rivelate essere semplicemente una serie di insulti che neanche il più volgare degli uomini volgari (non cito una categoria anche se una volta si faceva riferimento agli scaricatori di porto) avrebbe saputo inventare. E così e solo così che si può spiegare il comportamento di questi tre personaggi, Giorgio Van Stratten, Raffaele Palumbo e, soprattutto, Giovanni Gozzini docente di Storia contemporanea presso l’Università di Siena. Cosa dunque è accaduto: durante la citata trasmissione radiofonica, saltando di palo in frasca, come ogni buon docente sa fare, al prof Gozzini è venuto in mente che Giorgia Meloni aveva citato una espressione di Bertold Brecht  “Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati” nel corso di un suo intervento in Parlamento. Il solo fatto che avesse citato Brecht aveva risvegliato il sistema nervoso rettiliano “Ma come, questa cita Brecht dando a vedere che lo conosce; non è possibile, troppo ignorante, qualcuno glie lo ha suggerito anche se pure questo qualcuno non sapeva di cosa parlava” (questa è la sintesi del suo dire): a questo punto “libera” la sua anima democratica, colta e infallibile e si produce in una serie di aggettivi che, francamente mi sono vergognato per loro, prima che indignato, nell’ascoltarli  “Scrofa, vacca, pesciaiola, ortolana, rana dalla bocca larga”, scusandosi con le categorie dei “pesciaioli” e “ortolani”, in questo coadiuvato da un altro grande intellettuale quale il Van Stratten e seguito a ruota dal conduttore Palumbo, che lo invitavano a non accostare la suddetta a categorie professionali alla Meloni e ad usare espressioni generiche come “peracottara”, in un gioco delle parti che più indegno non poteva essere. Questi tre personaggi pensavano di far ridere? pensavano di dimostrare la loro supremazia culturale? Pensavano di offendere la Meloni? Sono riusciti intanto a far capire quale è lo spessore umano, prima che culturale,  che li caratterizza: sono riusciti a far capire che anche tra i docenti si aggirano personaggi che con la “missione” della docenza nulla hanno a che fare, sono riusciti a far capire quale è, per loro il senso della democrazia, sono riusciti a distruggere i cardini stessi della funzione docente che è soprattutto basata su un insieme di principi etici quali l’onestà, l’integrità morale, la trasparenza, l’affidabilità ed il senso di responsabilità nei confronti degli studenti e dei genitori che affidano al docente quella maggiore e diversa formazione che la famiglia non può o non sa dare. Ha ancora titolo questo individuo con i suoi sodali per insegnare qualcosa agli altri, studenti o cittadini? NO!  Per concludere, certamente avrete ascoltato tutti il coro delle femministe, quello delle “me too”  (che in italiano significa “anche io” ma vuoi mettere che finezza essere stuprate in inglese?): Mattarella ha reagito da gran signore e cos’ il rettore, impegnate in altro la Boldrini e le compagne: l’emittente si scusa ma il loro conduttore no, Gozzini si scusa ammettendo di aver esagerato ma, dato che è recidivo, non lo crede nessuno. Il resto delle considerazioni a voi lettori.

Elio Bitritto

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