Recovery Fund: sarà vera gloria?

Due parole tra le più pronunciate, tra le più “vendute” come soluzione a tutti i guai italiani: “arrivano i soldi”!!! s’ode a destra (FI) uno squillo di tromba, a sinistra (PD, M5S, LEU) risponde uno squillo (non “la” squillo, sis chiaro). Arrivano, Arrivano! Finalmente! Ed allora datevi una calmata perché non si sa se, quando e come arriveranno e a quali condizioni! Intanto non arriveranno tutti insieme ma a tranches: inoltre l’Italia dovrà dimostrare di averli spesi bene perché altrimenti si blocca tutto: “I piani per la ripresa e la resilienza (= capacità di reagire ad avverse condizioni magari cogliendone gli aspetti positivi) sono valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione”. Prima di avere la prima rata del credito comunitario verrà stilata una vera e propria pagella in cui “il punteggio più alto” verrà assegnato per la “coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese”. Finisce qui? No! c’è l’ECOFIN  (tutti i ministri finanziari dell’UE per la valutazione: “La valutazione dei piani deve essere approvata dal Consiglio a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, mediante un atto di esecuzione che il Consiglio si adopera per adottare entro quattro settimane dalla proposta”. Finito? No! “In merito al soddisfacente conseguimento degli obiettivi intermedi e finali la Commissione chiede il parere del comitato economico e finanziario” che “non approva pagamenti fino a quando non avrà discusso la questione in maniera esaustiva”.

Se andiamo più a fondo vedremo quanto ottimisti potremo essere: prima che il solito bischero dica “ecco l’anti UE”, preciso che la fregatura è certificata dall’Huffington Post (che non potrà mai essere considerata di particolari simpatie). Intanto sapete che le casse dell’UE vengono alimentate dai Paesi cosiddetti “contributori netti”, vale a dire Paesi che versa più di quanto le venga restituito. Questa contribuzione vale 15 miliardi l’anno che, moltiplicati per i sette anni dei piani economici dell’UE, fa 105 miliardi (Daniel Gros – economista – su “La Stampa”). Altro calcolo viene esguito dalla Corte dei Conti che ci fa sapere come, dal 2012 al 2018 l’Italia abbia versato 112,85 miliardi a fronte di un ritorno di 76,49 miliardi per un “ricavo” di 36,36 miliardi. Il bilancio euripeo che partirà questo anno e durerà sette anni ci “rallegra” con un bilancio negativo di 2,9 miliardi l’anno (- 20,3 in sette anni).

Torniamo ai 209 miliardi che l’UE ci concede: questi sono così suddivisi: 91 M a fondo perduto e 127,6 M in prestito (così, tanto per aumentare il nostro famoso debito pubblico): in questa situazione l’Italia avrà un saldo positivo di 46,7 M grazie ai prestiti. Ora proviamo a considerare solo gli 81 miliardi a fondo perduto, sottraiamo i 96,3 miliardi che verseremo al bilancio UE ed avremo un saldo negativo di 15,3 miliardi. In conclusione 126,7 miliardi in prestito e, ovviamente da restituire, 15, 3 miliardi di “perdita” per i versamenti all’erario UE per un totale di 142 miliardi da restituire!!!!

Elio Bitritto

 

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