L’ammucchiata: ovvero Draghi e i luoghi comuni

Il discorso di Draghi in Senato mi è sembrato la versione colta, direi “bocconiana”, di un qualsiasi discorso di insediamento di un qualsiasi designato Presidente del Consiglio NON eletto, degli ultimi 10 anni. La prima constatazione si riferisce al fatto che, esattamente come alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia si  ritrova senza un apparato industriale, alle “pezze”: ed esattamente come nel 1945, bisognosa di aiuti: allora con l’ERP degli Stati Uniti ed oggi con il Recovery Fund dell’UE: ha omesso di indicare, nella “conta dei danni” a chi va data la responsabilità: basterebbe guardare agli ultimi presidenti del consiglio, tanto per non fare nomi ma solo i cognomi: quindi troviamo Monti, economista di chiara fama, naturalmente bocconiano, che, come un qualsiasi ragioniere (senza offesa per la categoria) appena uscito dall’esame di stato decide che per aumentare il PIL, arricchire l’Italia, è sufficiente aumentare le tasse! E poi Letta, e poi Renzi e poi Gentiloni e poi Conte!!! Ma quella scelta la poteva fare un qualsiasi geologo, come me, completamente ignorante di tasse, tassi e menate varie (e comunque molto più ignorante del suddetto ragioniere). Dimentica però di dire, il dr Draghi, che allora c’era un concreto aiuto dagli USA ma, soprattutto, c’era la speranza di essere finalmente liberi: oggi, invece, oltre ai vincoli di una burocrazia italiana che è quella che è grazie ad un numero indecentemente alto di leggi, tutte in vigore, si incontra la burocrazia più autoreferenziale ed inutile del pianeta Terra. Di qui il messaggio ai partiti  per una unità nazionale “… in nome di un bene superiore, per realizzare un patto intergenerazionale per creare un’Italia migliore per i giovani … proprio come fecero i nostri nonni  che si sacrificarono per noi”, soprattutto oggi che, alle difficoltà economiche si aggiungono la crisi sanitaria, quella educativa e quella sociale.  C’è poi la frase fatta “Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia”, chiaro avviso al partito dei sovranisti ai quali riserva anche l’altra citazione, quasi a voler rintuzzare il pensiero di Salvini sulla irreversibilità dell’euro: l’euro, ci dice Draghi, è irreversibile, mentre per Salvini solo la morte è irreversibile e già questo la dice lunga sull’orientamento del nostro superman; così come mi dà molto da pensare il fatto che un economista di questo livello non abbia fatto alcun cenno al fatto che l’euro irreversibile ha senso SOLO in un contesto fiscale identico per tutti i Paesi dell’UE, altrimenti siamo alle solite frasi … bancarie! E fa specie che un uomo come lui che di soldi, anzi del POTERE dei soldi, se ne intende, non faccia cenno al fatto che  i veri sovranisti sono coloro che quei soldi li gestiscono come Francia e, soprattutto, Germania. Altra frase ad effetto che dà un senso preoccupante a questa presidenza: “per stare in Europa bisogna cedere un pezzo di sovranità”! ecco, questa frase mi preoccupa più di tutto il resto soprattutto perché in palese contraddizione con la frase ad effetto in chiusura del suo intervento “Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”  e quindi, per il grande amore verso l’Italia, dobbiamo cedere oggi un pezzo di sovranità (in realtà abbiamo già cominciato a cedere pezzi di sovranità con i mari in prossimità di Liguria e Sardegna alla nostra cugina francese grazie a Renzi e Gentiloni), domani un altro pezzo, perché ce lo chiede l’Europa! Come conciliare l’amore per l’Italia, per la sua storia, la sua arte, la sua genialità, la sua umanità, la sua DIVERSITA’  con la cessione della sovranità per me resta un mistero, soprattutto alla luce del fatto che le leggi europee che devono essere ratificate dagli stati membri, in Germania vengono sottoposte al giudizio della Corte Costituzionale: in Italia invece …! Chiudo con un accenno (perché solo di un accenno può trattarsi), al problema immigrazione: la soluzione è quella stessa disattesa permanentemente in questi anni: la collocazione in tutta l’UE: se adesso la chiede Draghi sarà possibile? Sarò prevenuto ma non credo che l’Europa dei buonisti sia d’accordo: prendete la Francia che condanna i Paesi Visegrad per l’opposizione agli ingressi quando protegge le sue frontiere anche più di quelli!  In conclusione torno sul tema della cessione di sovranità: dice il nostro “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione. Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa”: il mio dubbio è semplice, è davvero sicuro che gli altri Paesi europei vogliano condividere la loro sovranità? Tralascio il fatto che, come un “illustre” affossatore dell’Italia, anche lui si chiami Mario e tralascio le altre banalità dato che sono già abbastanza irritato (anche da Salvini) e ribadisco che l’unica coerente, ancora una volta, è Giorgia Meloni.

Elio Bitritto

 

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