Un romanzo da leggere tutto d’un fiato

di Giorgio Di Domenico

Da un fatto di cronaca vera, quanto mai tragico e raccapricciante, l’Autore di questo romanzo, vastese verace da lunghe generazioni, riesce a ricostruire un quadretto totalmente veritiero della vita vastese di inizio ‘900. Accompagnando per mano il lettore, a piccoli passi e quasi in punta di piedi, attraverso fatti, personaggi, luoghi e modi di dire di una Vasto semplicemente scomparsa, inghiottita da una modernità calataci talmente in fretta, che quasi non ci appartiene più. I ricordi dei tanti racconti di nonni e zii, in quelli più avanti negli anni come me, riaffiorano lentamente senza fatica, e s’intrecciano piacevolmente con il racconto de “La notte del Solstizio”. Lasciando al lettore, pagina dopo pagina, la sensazione di ritrovare e di riprovare certe emozioni giovanili che per esempio gli facevano compagnia quando d’estate, a piedi, raggiungeva la Marina per la via delle scalette, lasciandosi alle spalle la città vecchia accompagnato dal rintocco delle campane di Sanda Marie. Passando proprio davanti all’ingresso di quel Villino Crisci dove si è consumato il fattaccio. E poi i ricordi dei rumori che provenivano dalle numerose botteghe artigiane del centro storico, caratteristici perchè parlavano di economie familiari, povere finchè si vuole, ma orgogliose e tremendamente vive! Per passare poi a quell’odore indimenticabile di pane appena sfornato che inondava tutta la strada sulla quale si affacciava il forno e che provocava nell’ignaro passante un piacevole languorino allo stomaco. L’abilità dell’Autore è stata pari a quella di un artista che sulla tela, con poche ma precise pennellate, ha saputo ritrarre con estrema eleganza un siparietto di vita paesana, con al centro un fatto di cronaca nera, e tutt’intorno una città, un Paese, cambiato esteriormente tantissimo negli ultimi cinquant’anni, ma rimasto interiormente profondamente uguale nella faziosità dei suoi abitanti, nelle continue divisioni e lotte non solo di carattere politico. La città del due, come avrebbe voluto chiamarla il notaio Ciavatta: San Pietro e Santa Maria, Vasto Città e Vasto Marina, due Società Operaie, due Società Sportive e perfino due case di tolleranza!

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

   

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