Una legge truffa


In realtà avevo qualche dubbio sulla autenticità della informazione ma, a quanto pare, è tutto vero: esiste una organizzazione, LIBER@DI ESSERE, che si prefigge di individuare un percorso informativo e formativo sulla diversità LGBT+, dedicato agli operatori psico-socio-sanitari, intenzionato a rafforzare le conoscenze e le competenze teorico-pratiche sull’omosessualità e la transessualità allo scopo di incidere sugli atteggiamenti e sui pregiudizi che possono interferire sulla relazione con i/le pazienti/utenti LGBT+. In pratica questa associazione si prefigge di analizzare quali sono o potrebbero essere i fabbisogni formativi degli operatori psico-socio-sanitari attraverso la somministrazione di questionari on line: il corso si articolerà sulle diversità che caratterizzano il mondo LGBT+ con moduli di tre ore disponibili in una vera e propria DAD (Didattica A Distanza).  L’utilità di questi corsi francamente non la capisco se rivolta ad operatori psico-socio-sanitari (e sono tre volte che devo scrivere questa parola complessa): in pratica i corsi vengono rivolti a persone che dovrebbero già avere le competenze necessarie per comprendere le problematiche di chi appartiene al mondo LGBT+: per questo motivo credo che questi corsi debbano essere rivolti a coloro che hanno assunto o assumono comportamenti lesivi della dignità di una persona indipendentemente dal fatto che appartenga ad un certo mondo o meno. Credo che sia altrettanto grave discriminare una persona perché appartenente al mondo GGBT+ o una persona perché brutta, perché grassa, perché balbuziente … Se io dico che Mario Rossi è gay (la Cirinnà avrebbe detto … frocio) non commetto il reato di omofobia visto che non solo è la realtà ma per loro è anche motivo di orgoglio affermare la propria diversità: in realtà constato un fatto, punto e basta! Ma non è questo l’aspetto preoccupante: in realtà si vuole indicare una sorta di “specie protetta” come un qualsiasi fratino (che, come i gay, non corre pericolo di estinzione) di cui non si può parlare che bene: se per un motivo qualsiasi io dovessi avere una discussione con un gay basterebbe che questi mi indicasse come autore di un insulto sessista per essere tacciato ed eventualmente condannato da qualche magistrato “politicamente corretto”, per omofobia! Francamente vorrei conoscere in che tipo di reato incorrerei: perché dire che Tizio è gay non mi sembra un reato: se dico che Tizio è gay ed è pure ladro incorro nel reato di ingiuria, offesa o quello che è, ma questi reati sono già previsti nei codici e quindi non vedo la necessità di un aggravamento di pena perché prima c’è il ladro e poi c’è il gay., prima c’è il ladro e poi c’è l’eterosessuale. Il fatto vero è che si vuole far passare una odiosa quanto subdola forma di censura preventiva.  Personalmente rispetto il gay come rispetto qualsiasi persona, punto e basta: questi corsi mi sembrano un insulto rivolto a chi viene invitato a partecipare e, soprattutto, un insulto alla intelligenza e alla formazione culturale di chi decide di partecipare.

Elio Bitritto

 

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