La Taqyya  dei comunisti nostrani

La Taqiyya  indica, nella tradizione islamica, soprattutto in quella sciita , la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l’adesione a un gruppo religioso e di non praticare i riti obbligatori previsti per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro se stessi a causa della propria fede islamica (da Wikipedia), Questa premessa era necessaria  per tratteggiare, visto che “loro” non lo fanno, una caratteristica essenziale dei comunisti, soprattutto quelli ch … non sanno di esserlo,  Complice la grande stampa, complice la Storia scritta a proprio uso e costume, i comunisti e loro derivati si sono presentati come pacifici interlocutori politici vittime delle violenze fasciste, soprattutto nel 1921, sempre tacendo delle violenze dei comunisti, dei socialisti e degli anarchici nel biennio precedente, violenze che nascevano dal tentativo di emulare in Italia la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, poi URSS. La dimostrazione della Taqyya comunista è data dal famoso, quanto dimenticato “Appello ai fratelli in camicia nera” nel 1936. Vero che Togliatti lo definì in seguito una “coglioneria”. Ma vero anche che, con coda di paglia, è stata ed è ancora accuratamente nascosta: qui di seguito uno stralcio:

La causa dei nostri mali e delle nostre miserie è nel fatto che l’Italia è dominata da un pugno di grandi capitalisti, parassiti del lavoro della Nazione, i quali non indietreggiano di fronte all’affamamento del popolo, pur di assicurarsi sempre più alti guadagni, e spingono il paese alla guerra, per estendere il campo delle loro speculazioni ed aumentare i loro profitti. Questo pugno di grandi capitalisti parassiti hanno fatto affari d’oro con la guerra abissina; ma adesso cacciano gli operai dalle fabbriche, vogliono far pagare al popolo italiano le spese della guerra e della colonizzazione, e minacciano di trascinarci in una guerra più grande. Solo la unione fraterna del popolo italiano, raggiunta attraverso alla riconciliazione tra fascisti e non fascisti, potrà abbattere la potenza dei pescecani nel nostro paese e potrà strappare le promesse che per molti anni sono state fatte alle masse popolari e che non sono state mantenute. (…) I comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori […] FASCISTI DELLA VECCHIA GUARDIA! GIOVANI FASCISTI! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi. LAVORATORE FASCISTA, noi ti diamo la mano perché con te vogliamo costruire l’Italia del lavoro e della pace, e ti diamo la mano perché noi siamo, come te, figli del popolo, siamo tuoi fratelli, abbiamo gli stessi interessi e gli stessi nemici, ti diamo la mano perché l’ora che viviamo è grave, e se non ci uniamo subito saremo trascinati tutti nella rovina […] ti diamo una mano perché vogliamo farla finita con la fame e con l’oppressione. È l’ora di prendere il manganello contro i capitalisti che ci hanno divisi, perché ci restituiscano quanto ci hanno tolto […]

Il testo fu firmato da oltre sessanta dirigenti del PCdI, tra cui Palmiro Togliatti, e si richiama al noto programma dei Fasci di Combattimento del 23 marzo del 1919, elaborato da Mussolini insieme a sindacalisti rivoluzionari, socialisti interventisti, anarchici, futuristi.

Certo le responsabilità dei comunisti italiani non furono le stesse dei fascisti, ma non c’è dubbio che furono invece enormi quelle del comunismo sovietico con l’accordo tra Stalin e Hitler nel 1939 circa il patto di non aggressione che diede via libera alla Seconda Guerra Mondiale.

Dopo questa il PCI fu all’opposizione fino al 1976 quando entrò nei gangli vitali dello stato  in funzione pro URSS, giustificando anche in qualche modo le Brigate Rosse, “compagni che sbagliano”, una sorta di buffetto. fino al crollo della Potenza Sovietica. Da antieuropeista ad europeista da difensore del proletariato a parte organica della borghesia fino ad occupare le università, la magistratura attribuendosi il ruolo di unico giudice di ciò che è corretto politicamente anche attraverso le attribuzioni dei Premi Letterari. Oggi, a cento anni di distanza dalla fondazione del PCI, con la Storia che ha condannato il comunismo mondiale in campo politico, economico e morale, in Italia, unico Paese europeo, si celebra la nascita di quel partito addirittura con l’emissione di un francobollo, unico Paese al mondo che dedica spazio al “retro” della medaglia nazismo/comunismo anche in presenza della condanna dell’UE. Ecco dunque alcuni passaggi della risoluzione del parlamento europeo  a partire dalla premessa “Comunismo come nazismo”: Ottanta anni fa, il 23 agosto 1939, l’Unione Sovietica comunista e la Germania nazista firmarono il trattato di non aggressione, noto come patto Molotov-Ribbentrop, e i suoi protocolli segreti, dividendo l’Europa e i territori di Stati indipendenti tra i due regimi totalitari e raggruppandoli in sfere di interesse, il che ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale”.  Prosegue con passaggi come questi  “… inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti” … e ancora  “… permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.) che esaltano regimi totalitari, il che spiana la strada alla distorsione dei fatti storici circa le conseguenze della Seconda guerra mondiale, nonché alla propagazione di regimi politici totalitari”. E l’Italia? L’Italia non si vergogna del suo essere stato l’unico Paese in cui il comunismo è andato al potere e, addirittura, ne esalta la nascita. Credo sia un perfetto esempio di VERGOGNA.

Elio Bitritto

 

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