Anno bisesto anno funesto

In effetti stavo cominciando a crederci “anno bisesto, anno funesto”: e sì, perché ero preoccupato per la diagnosi di un serio problema alla spina dorsale per il quale si rendeva necessario un intervento particolarmente impegnativo. Sì, avevo consultato un ortopedico che, per mia fortuna, era anche neurochirurgo e, pur con consigli, suggerimenti, dubbi di amici e parenti che mi invitavano ad affidarmi a strutture di maggior prestigio, fuori regione, decisi, con mia moglie, di affidarmi a lui, ad Ariberto: e fu così che la mia sfortuna si scontrò con Ariberto e … perse. Ma ciò che fu un evento fortunato per me, non lo fu per molti italiani e tanti altri ancora: fece la sua comparsa un virus, particolarmente virulento e capace di sconvolgere la vita sull’intero pianeta. Per qualche tempo si discusse sulla sua origine e sulla sua diffusione con una infinità di illazioni, accuse, smentite che contribuirono a confondere le acque, meglio, le convinzioni, di tutti noi.

Si cominciò a discutere se stare in compagnia, se fare feste, se affidarsi a presidi sanitari come mascherine, guanti, disinfettanti: si presero in esame limitazioni parziali o totali nei movimenti, nelle riunioni, nei cinema e teatri nei bar e ristoranti. Nessuno ci capiva niente soprattutto per una infinita serie di contraddizioni tra gli esperti sia italiani che stranieri: virologi, epidemiologi, ricercatori e tutto l’apparato scientifico … oltre che politico con tutti i ministri, segretari, assessori, presidenti di regione, uscieri, improvvisamente  assurti ai dottorati più importanti nel campo delle epidemie, delle pandemie, della medicina: e come dimenticare i giornalisti, tipo Scanzi,  capaci di fare il triplo salto .… del canguro. La gente era disorientata ma finalmente cominciava a comprendere che si trattava di una cosa seria che richiedeva una particolare attenzione.

Intanto comincia la pubblicazione dei primi scritti candidati al Premio Strega sotto forma di provvedimenti legislativi, detti, nell’intimità, DPCM ovvero Decreto di Peppino, Conte delle Malattie: in seguito a questi si sviluppa una nuova forma di Stato di Polizia Sanitaria in cui il cittadino che viene sorpreso in strada deve dimostrare di essere stato autorizzato da se stesso ad uscire a causa di impellenti necessità alimentari: nessuna giustificazione per quel singolo, solitario cittadino sorpreso a correre sulla spiaggia di Pescara che giustificava la propria presenza sul lido perché impegnato a far passeggiare il suo  cane, Pesce,  che nel frattempo era scappato. La cosa strana è che siamo l’unico Paese al mondo che, pur avendo un ministro della salute che risponde al nome di Speranza, è costretto ad evitare di invocare la “Speranza come ultima Dea” per evitare conseguenze ancora peggiori. Abbiamo però la fortuna di poter contare su Arcuri … che non è Manuela ma un omone di non particolare avvenenza che risponde al nome di Domenico: ebbene questi è stato designato “Commissario di … tutto”. Ebbene sì Arcuri è commissario alle mascherine, alle siringhe, agli aghi per siringhe, ai vaccini, ai medici, agli infermieri, alla ricerca scientifica e così abbiamo riscontrato ritardi, omissioni o errori nella distribuzione di tutti suddetti presidi sanitari, facendo il paio con il famoso piano sanitario, mai aggiornato e tenuto nascosto. Ma di tutti questi ritardi, omissioni ed errori Arcuri accusa le Regioni anche se, in maggioranza, le regioni italiane erano, fino alle ultime votazioni, governate dalla sinistra e solo da poco alcune hanno cambiato “gestione”. Concludo questa cronaca con due o tre osservazioni: il ruolo dell’OMS sia per il ritardo con cui ha sancito che non di epidemia ma di pandemia si doveva parlare, le omissioni sulle responsabilità cinesi della Cina, il divieto di rispondere alle inchieste della magistratura imposto ai suoi funzionari; inoltre appaiono strani alcuni aspetti del vaccino: l’impossibilità di conoscerne la composizione, la durata della sperimentazione con lo studio sugli effetti, la pretesa di essere esentati da qualsiasi responsabilità nel caso di effetti collaterali attraverso la firma di un consenso informato (?). Vero è che tutti i “bugiardini” elencano una infinta serie di controindicazioni, attenzioni, distinguo: ma un conto è che si riferiscano normalmente a patologie in un certo comuni, altro è avere a che fare con una patologia … mortale. Ovvio che con tutti questi misteri a livello mondiale e a livello italiano, qualche dubbio nasca e limitarsi a definire “negazionisti” quelli che hanno perplessità è per lo meno superficiale.

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