L’Italia delle culle vuote

 

A differenza del comunismo e del platonismo, Gentile richiama il ruolo centrale e insostituibile della famiglia. L’uomo è famiglia – dice il filosofo – egli lavora per sé ma anche per i suoi figli, l’istinto alla generazione muta in vocazione e si perpetua tramite l’eredità. E in un bellissimo passo scrive: “Lì è la radice del senso dell’immortalità, onde ogni uomo s’infutura e spezza la catena dell’attimo fuggente”. Per Gentile la famiglia è il “perenne vivaio morale dell’umanità”.

Faccio convintamente mio il sopra esposto pensiero di M. Veneziani, a commento del volume ripubblicato da Vallecchi, “Genesi e struttura della società”, del filosofo italiano artefice nella prima metà del novecento della Riforma della Pubblica Istruzione. Un pensatore, Giovanni Gentile, assassinato nel 1944 da un partigiano comunista, in certo qual modo dimenticato, e soprattutto discreditato per una sua ideologica appartenenza, senza leggere e approfondire veramente i suoi scritti, da una intellettualità diversamente irreggimentata e anch’essa tutta ancora di parte.

Trovo utile ben meditare sulla sopra riportata annotazione di Veneziani nel giorno in cui, ancora una volta, le previsioni statistiche sulla decrescente natalità in Italia gravano su di essa come una sorta di attraente ma pericoloso buco nero. Non cito qui dati, non faccio numeri, consultabili da chi vuole sul web, e parimenti tralascio come incidentale e non decisiva, in tale andamento in atto (da quel che leggo) già dagli anni ’70 del novecento, la presente pandemia (Cov19) e i suoi supposti effetti depressivi sui coniugi, sia in termini psichici-umorali che economici. Quel che assolutamente importa è invece rilevare come e perché l’ancestrale “istinto alla generazione” non più di tanto oggi si “muta in vocazione” e non “si perpetua tramite l’eredità”.

Non sono di certo io in grado di illustrarlo nelle suoi vari aspetti e complesse cause, ma a mio avviso, in questa sorta di fallimento genetico-comportamentale, hanno inciso quelle sopravvenute e poi sconsideratamente alimentate idee ‘progressiste’, per le quali il sesso è strumento puramente edonistico, e le gravidanze, i concepimenti, si considerano “incidenti di percorso” per i quali si è chiesto via, via rimedi sterilizzanti alla scienza e legittimazione abortiva, libera quando non libertaria, alle leggi di uno Stato che, in nome di una malintesa ‘laicità’, sembra voler “lavarsene le mani”. Ovviamente sbagliando e a suo danno, giacché concedere maggiori e in realtà indiscriminati “diritti” individuali non può voler dire assenza di orientamenti etici/civili da parte di chi ha il compito di governare e indirizzare l’individuo nel suo aggregarsi e svilupparsi in Comunità.

Sarebbe semplicistico non riconoscere l’incidenza di altri e non irrilevanti fattori sul fenomeno delle culle sempre più vuote, ancor più tristi e deprimenti in questi giorni in cui  aumentano le morti, e in particolare di molti nonni e nonne. Nondimeno, vorrei che insieme ponessimo mente ad un sempre più ignorato e bistrattato, quanto fondamentale postulato: la necessità che “la famiglia” continui o piuttosto torni ad essere “perenne vivaio morale dell’umanità”.

Sarà ‘idealismo’, lo si dirà sentimento d’altri tempi il volerlo ribadire, ma se poco, poco può convincere politici e classe dirigente ad adoperarsi per l’istituto famigliare e la sua prolificità, per l’unione realmente coniugale e non votata alla semplice ma sterile soddisfazione dei singoli, val la pena spendersi nella comunicazione per il recupero della bontà umana di tale primo elemento del corpo sociale. Non mutare atteggiamento e strada, la constatata progressiva infertilità di coppie poco o nulla portate a divenire consapevolmente e responsabilmente famiglia, porterà progressivamente, in particolare nel mondo occidentale, al sicuro decadimento dei popoli che ne sono, al tempo stesso, autori e vittime.

Giuseppe F. Pollutri

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