“Gramigna” e non solo, di Filippo Salvatore

Gramigna

Gramigna, quanta gramigna sui colli brulli!
Pietre, quante pietre nella terra dei padri!
I calanchi cretosi, rugosi, sono il vero viso,
oliveti, vigneti incolti e donne vogliose.

Sol ricordo di gioventù è la vita che offri,
quella pura di fanciullo quando ti lasciai.

Vedo, annoto, medito sulla croce
degli avi, dei tuoi figli che vissero
poveri, ma che seppero restare.

Come odio il rombo straziante
di motori in questa città lontana.
M’invento menzogne e rimango.

Filippo Salvatore

Dalla gramigna agli oliveti e vigneti, dalle pietre e calanchi argillosi che procurano fatica e sudore, alle “donne vogliose” che danno piacere e con ciò stesso occasione e accensione di vita, sono i ‘luoghi’ dell’esistenza rimpianta; dagli avi pensati con grata memoria, ai figli cui va il pensiero d’affetto più caldo, è composto il panorama che il poeta traccia sulla pagina, mirandolo in cuore, nel luogo d’adozione straniero. Luogo “del rombo straziante di motori”, in cui presidio di salute e persistenza di vita corporale lo trattengono. E per farlo –  confessa Filippo Salvatore, rammaricandosi di non essere stato fra coloro che seppero restare, seppur poveri, con … tenacità di “gramigna”, nel luogo natio –  …  “m’invento menzogne e rimango”. Nella terra straniera e dimora, pertanto, benché opportuna e motivata sia la ragione, con nota visione nostalgica di chi vive il cammino intrapreso a mo’ di Odisseo, non può che riandare, quanto meno con il cuore in affanno, agli elementi di natura e di umana con-vivenza che hanno sostanziato la ormai lontana gioventù.

Questo io leggo e vedo nella composizione lirica qui sopra proposta. Un brano di insolita brevità e semplicità che colpisce nell’apprezzata produzione di F. Salvatore, notoriamente sempre assai articolata e nutrita di acuto pensiero e mirabile scienza, ma che in tal modo ben pone in scena il suo perdurante sentimento: il desiderio misto a rimpianto per una esistenza saggiamente – a mo’ dei padri – genuina, parca e frugale; per gusto e vocazione tutta … nostra, vorrei poter dire da corregionale. Capace di trattenere dentro: incancellabili, pensieri e sentimenti, visioni e sensazioni ineguagliabili nell’altrove. Anche se allora, a torto o a ragione, fatalmente … siamo andati via.

Giuseppe F. Pollutri

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