Quando la sinistra sputa in cielo e … si colpisce

Maestri nel contraddirsi, gli italici comunisti (quelli che ogni tanto cambiano nome ma sempre comunisti sono) sono riusciti a far ridere (meno male ché di questi tempi ridere è salutare) l’Italia intera. La loro fortuna è che non avendo un minimo di considerazione a livello mondiale, nessuno legge le stupidaggini che scrivono. Oggi mi occupo dell’ennesimo, gravissimo (va da sé) caso di sessismo e razzismo da parte di uno dei quotidiani più “controllati” dall’Ordine dei Giornalisti: il Consiglio di disciplina della Lombardia si riferisce al titolo di Libero di un paio di giorni fa  “La vice mulatta ha già rubato la scena a Biden” e l’Ordine della Lombardia ha attivato le procedure per il deferimento. “In un momento storico così importante per il riconoscimento dei pari diritti delle donne di tutto il mondo così come sancito dall’elezione di Kamala Harris, prima donna eletta alla vice presidenza degli Stati Uniti d’America, siamo indignati e increduli per l’ennesima provocazione di Libero. Spiace constatare che, ancora una volta, si stigmatizza il colore della pelle a discapito delle qualità politiche e professionali delle donne”. Firmato Carlo Verna e Paola Dalle Molle. Puntualizziamo che “mulatto” è termine che si riferisce a chi nasce dall’unione di un bianco e di un nero mentre la signora è il frutto dell’unione tra un giamaicano ed un’indiana, quindi probabilmente “meticcia”. Tornando agli imbecilli di turno (si danno il cambio con una rapidità eccezionale ma l’OdG ed in particolare quello della Lombardia primeggia), si segnala l’intervento di tale Paolo Brogi, già cronista del Corriere della Sera il quale scrive su FB “Ai conduttori della tv, in particolare della Sette: forse è il caso che la smettiate di invitare alle vostre trasmissioni come fosse chissà chi il direttore di Libero, Pietro Senaldi. A meno che non troviate divertente il suo modo di titolare”. Fin qui l’accusa a Libero e Senaldi e da qui il certificato di “Fesso del secolo” con relativa attribuzione della “Stella al Merito degli Imbecilli” per questa settimana all’Odg e al Brogi. Perché? Due le ipotesi: la prima, così, a caso, per “amore”; e sì, perché solo gli innamorati persi perdonano al/alla partner le imbecillità, gli errori, i tradimenti, in una visione alla Beatrice “… e li occhi no l’ardiscon di guardare”. L’altra ipotesi è l’invidia  perché Libero scrive quello che tutti pensano ma che per ossequio al politicamente corretto loro non possono fare! Perché dico questo? Perché per mesi i titoli in neretto di alcuni “giornali bene” (una volta c’erano le “famiglie bene”) erano basati su certe caratteristiche della signora Kamala: e così da mesi e per mesi Famiglia Cristiana, la Stampa, Repubblica, l’hanno più volte definita «nera» o di «colore», elevandola a incarnazione dell’integrazione negli States: dalla Reuters, alla Abc, al Washington Post, i giornali americani, tempio del politicamente corretto, quando parlano della vicepresidente la definiscono “mixed race”, di razza mista. Chiudo con la performance del Pd che si rivolge direttamente a Libero con questa frase epocale (e mi dispiace che la Stella al Merito degli imbecilli sia stata già assegnata) “Il suo nome è Kamala, cara redazione di Libero. Fatevene una ragione”. Infatti: mica l’hanno chiamata Nilde!

Elio Bitritto

P.S.: Il Messaggero “Ecco Kamala: la prima donna (e nera) conquista il posto di vice”. la Repubblica “Kamala Harris, la pioniera che entra nella storia: la prima donna nera in un ticket presidenziale”. La Stampa “L’America rompe un altro tabù, Biden sceglie la nera Kamala Harris. Famiglia Cristiana “Kamala Harris, chi è la prima vicepresidente donna e di colore della storia Usa……..

 

 

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