Prodi ‘vendette’ l’industria italiana per entrare nell’euro

Rileggendo un pezzo di Massimo D’Antoni di qualche tempo fa.

«Nell’intervista con Lucia Annunziata, alla domanda sulla privatizzazione dell’IRI, Prodi ha risposto testualmente: “erano obblighi europei… mi è stato dato da Ciampi il compito, che era obbligatorio per tutti i nostri riferimenti europei, di privatizzare”.
Che ci fosse un nesso tra mercato unico e smantellamento dell’industria pubblica italiana era noto, ma che su questo punto il «vincolo esterno» operasse come un vero e proprio obbligo non era mai stato affermato in modo così netto da uno dei diretti protagonisti.
Purtroppo, si conferma una volta di più come, per lo meno nella sua fase dagli anni Novanta in poi, il progetto di integrazione europea avesse una chiara matrice liberista (che sia neo- o ordo- lo lascio ai cultori di storia del pensiero).»

Commento:

Rivelazione ed ammissione di una gravità rara. Prodi ha smantellato, vendendola, buona parte dell’infrastruttura industriale a partecipazione statale dell’Italia all’inizio degli anni Novanta. Le privatizzazioni hanno reso l’Italia un paese debole e vulnerabile tramite l’adesione all’euro. Dopo 20 anni gli italiani si stanno rendendo conto delle conseguenze catastrofiche delle privatizzazioni e dell’adesione all’euro. L’Italia è oggi un paese facilmente ricattabile dai banchieri e dagli speculatori con un debito pubblico crescente e con oltre 5 milioni di poveri. Politici come Andreatta, Ciampi, Amato, Prodi, Monti, Napolitano, Renzi, Letta, Gentiloni, hanno gravissime responsabilità. Il tempo, giudice imparziale, lo sta dimostrando. Purtroppo l’attuale Presidente della Repubblica Mattarella ed il Premier Giuseppe Conte bis stanno dando una lettura diversa degli avvenimenti e vedono l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea ed all’euro come fatti positivi ed irreversibili. Il popolo italiano pensa però esattamente il contrario.

Filippo Salvatore

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