Fine dell’onda lunga?

Sono arcinoti i risultati dei ballottaggi svoltisi domenica 4 ottobre. Il Centrosinistra ha vinto nella stragrande maggioranza dei capoluoghi, strappandone diversi al Centrodestra. Risultato più modesto è stato quello conseguito dal M5S, ma nei comuni minori l’alleanza PD – M5S, quando è scesa in campo, è risultata, il più delle volte vincente. Considerando anche i risultati del primo turno e delle elezioni regionali svoltesi in contemporanea, è facile ipotizzare che quella sorta di onda lunga, che aveva caratterizzato l’ascesa elettorale di Salvini prima e del duo Salvini – Meloni poi, sia sul punto di arrestarsi. Alla luce degli eventi successivi, come la neutralizzazione dei decreti sicurezza di Salvini e la ripresa dell’aumento dei contagi da Covid 19, è opportuna un’analisi dei fatti. Per quel che concerne le elezioni, è evidente un regresso delle opposizioni a vantaggio della maggioranza di governo. Ha pesato sui risultati anche l’astensionismo che, in linea di massima, tende a sfavorire il Centrodestra, specialmente ai ballottaggi.

È però altrettanto evidente che, anche alle amministrative, la coalizione di governo comincia ad essere percepita come tale dagli elettori delle forze che la compongono tant’è che, quando le 2 forze politiche sono andate divise al primo turno, ai ballottaggi gli elettori del M5S hanno votato candidati sindaci PD e viceversa. Quando PD e M5S si sono presentati uniti già al primo turno la risposta dei rispettivi elettori è stata sostanzialmente positiva. Detto questo, è facilmente comprensibile che la congiuntura attuale non è particolarmente favorevole a Salvini e soci. La Lega, in particolare, ha potuto accrescere i propri consensi sulla tematica dell’immigrazione clandestina tornata alla ribalta negli ultimi anni e con quelle della sicurezza e della legittima difesa sovrapponibili, almeno in parte, alla prima.

La politica dei porti chiusi e dei Decreti Sicurezza portata avanti da Salvini al Viminale insieme alla forte esposizione mediatica connessa ha portato il Carroccio al suo apogeo elettorale, vistosi alle europee del 2019 (oltre il 34% dei voti). Il ritorno della Lega all’opposizione e l’emergenza Covid 19 hanno però decisamente cambiato le carte in tavola, e la pandemia attualmente in corso è diventata, comprensibilmente, la principale causa di preoccupazione dei cittadini/elettori, diminuendo l’attenzione degli stessi verso il cavallo di battaglia della Lega e, in generale del Centrodestra. In effetti alla discesa elettorale della Lega (che resta comunque il primo partito italiano), a cui si è assistito dalla fine del governo gialloverde in poi, ha fatto da contraltare un aumento costante dei consensi del Partito di Giorgia Meloni, candidatosi ormai a svolgere, in pianta stabile, il ruolo di terzo partito nazionale. Inoltre, stando ai sondaggi, se si dovesse andare alle politiche il trio Salvini-Meloni-Berlusconi, insieme alle forze minori della coalizione, uscirebbe dalle urne vincente. È però evidente che, attualmente, il trio di destra – Salvini in special modo – è in affanno, e ha bisogno di ripensare la propria linea politica, soprattutto deve decidere quale linea politica assumere di fronte alle problematiche più attuali. Va detto che, però, non è solo il Centrodestra ad avere difficoltà a ripensarsi. La recente neutralizzazione dei Decreti Sicurezza voluti da Salvini probabilmente contribuirà ad un aumento dell’immigrazione clandestina verso il nostro Paese e, quando finalmente avremo superato l’emergenza Covid 19, non è da escludersi che l’elettorato volga nuovamente la propria attenzione all’immigrazione.

Questo potrebbe portare al ripetersi delle condizioni che hanno favorito l’ascesa del Carroccio negli anni immediatamente precedenti al suo approdo al governo. Se ne deduce, da parte del Centrosinistra, la difficoltà ad uscire dai soliti schemi e a comprendere che proprio una politica dell’accoglienza percepita da molti – a ragione o a torto che sia – come indiscriminata  ha contribuito in maniera decisiva all’ascesa elettorale dei Lumbard e alla loro trasformazione, sia pure ancora imperfetta, in partito nazionale, e che la storia potrebbe ripetersi, a vantaggio di Salvini o del duo Salvini – Meloni.

La partita fino alle prossime politiche è ancora aperta, anche se va detto che, per quel che concerne l’attuale maggioranza di governo, e in particolare la sua componente rossa, l’esperienza dovrebbe insegnare. Per quel che riguarda l’attuale minoranza, invece, è utile considerare che il vento, in politica, può cambiare a favore ma anche contro e che contare troppo sugli errori degli avversari non sempre paga.

Marco Sfarra

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