Tempo Covid. Le case (e non solo) … “tane incerte”

Traggo da “Mio fiume anche tu” (1944),
mirabile composizione poetica di uno dei maggiori autori del nuovo
stile poetico contemporaneo, Giuseppe Ungaretti.

“Ora che notte già turbata scorre;
Ora che persistente
E come a stento erotto dalla pietra
Un gemito d’agnelli si propaga
Smarrito per le strade esterrefatte;
Che di male l’attesa senza requie,
Il peggiore dei mali,
Che l’attesa di male imprevedibile
Intralcia animo e passi;
Che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli
Agghiacciano le case tane incerte”

 

Pur potendo, da pensionato, starmene più possibile “a casa”, isolato e (relativamente) tranquillo ai fini della sopravvivenza, laddove le comunicazioni multimediali ci dicono, o più precisamente ci avvertono di e per quanto lì fuori, per ogni dove frequentato dagli umani accade, per un tempo epidemico che ancora oggi incombe senza che se ne possa concretamente veder la fine…, stamane, sentito e considerato il … dpcm, terzo d’ottobre, mi è venuta a mente la ricordata espressione ungarettiana … “le case tane incerte”.

Chi conosce per intero la potente e straziata lirica in esame, sa quali fossero, evocati dal poeta: il dolore, lo sconcerto, lo smarrimento, la paura, lo strazio, l’angoscia che attanagliarono uomini e donne, vecchi e bambini allora, nelle stesse case (… “tane incerte”), a causa della guerra e soprattutto, in particolare per “gli ebrei”, delle leggi razziali fasciste prima, e dell’occupazione nazista dell’Italia poi.
Case “tane incerte”, ma non solo queste, ancor oggi, in questo malefico tempo in cui per “casa” (civilmente non più soltanto “tana”, rifugio) sono da considerarsi tutti gli habitat umani e sociali, a cominciare da “le strade / Che già furono urbane” e che ora “desolano”. Rapporti di vario tipo e genere messi in forse, se non del tutto vietati o non fruibili, per provvedimenti sempre più restrittivi oltre che aleatori o cervellotici. Emanati in linea di principio per governare il contagio, ma che in termini di esistenza, sia privata che pubblica, sono di una pena indicibile e, ove non realmente necessari e appropriati, inaccettabili per principio oltre che palesemente dannosi per la vita dei singoli e della nazione.

Giuseppe F. Pollutri

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