Ad un passo dal Cielo …

Forse “Tre metri sopra il Cielo” è un’altezza maggior di quella che abbiamo raggiunto oggi, “scalando” il Campanile della Concattedrale di Santa Maria, ma è quella che ci ha aperto la vista ed il cuore verso questa nostra città, Vasto, troppo spesso deturpata da costruzioni indecenti, troppo spesso insultata da teppisti, troppo spesso sottovalutata: soprattutto troppo spesso sconosciuta. Comincio da “sopra”, non racconto dei duecento gradini, non racconto delle pause durante le quali, sapientemente, don Domenico ne ha illustrato la storia. Una scoperta, per molti di noi: dico molti perché qualcuno aveva già fatto questa esperienza da ragazzo come Aldo che ci è tornado con Chiaretta, la sua figliola, vero scoiattolo del campanile. L’occasione di questa “impresa” (molti di noi sono … vintage) è stata la consegna da parte del Lions Club Adriatica Vittoria Colonna, di una piccolo somma di denaro ai due parroci di Santa Maria e di San Giuseppe,  Don Domenico e don Gianfranco, perché ne facessero l’uso da loro ritenuto più opportuno in questo periodo in cui molte famiglie hanno serie difficoltà economiche. Tornando alla “scalata”, sempre grazie alle puntuali e precise spiegazioni di don Domenico, abbiamo potuto rivivere la nascita e la crescita della torre campanaria nel corso dei suoi 689 anni, portati più che bene, anche grazie alle cure che nel corso degli anni si sono susseguite con grande competenza. Siamo partiti dubbiosi di poter osservare il panorama a causa di un tempo decisamente “ostile” ma raggiungere il terrazzo finale, e trovare un sole splendente ad accoglierci è stato un segno del Signore! Un po’ come bambini abbiamo goduto di una vista di Vasto dall’alto di 40 metri, una vista a trecentosessanta gradi con il mare, il golfo, le colline del vicino Molise, quelle dell’entroterra vastese, la riserva di Punta d’Erce, il Faro di Punta Penna appena restaurato. Uno sguardo ad ampio raggio, reso ancora più interessante man mano che il cono visivo si accorciava: così i palazzi, le chiese, i giardini, Palazzo d’Avalos, soprattutto i tetti che da tempo non vedevamo più, poco adusi a guardare in alto. Uno spettacolo in cui ai tetti con le vecchie tegole, si alternavano terrazzini pieni di fiori e con qualche panno steso ad asciugare; e le vie e  viuzze che a volte si riconoscevano a stento: “ecco lì il palazzo dove abitavo io!”,  “ma vedi  quella piazzetta dove giocavamo a pallone quello di pezza naturalmente!”; “e ti ricordi il negozio di cicc palette” e “il giardinetto”! Sì, molti di noi sono anzianotti e ci piace ricordare quei momenti di spensieratezza che erano tali proprio perché eravamo ragazzini e sembra quasi di vederci mentre si correva per le strade e le stradine, mentre commare Lucia filava la lana, mentre la “corriera” saliva dalla stazione e vedevi il treno passare tra nuvole di fumo e fischi laceranti. Ma è ora di tornare con i piedi … al piano terra, e, con una certa malinconia scendiamo le tortuose e strette scale che con ben altro piglio avevamo affrontato per essere ad un passo dal cielo, quello stesso cielo che ci ha riportato indietro di sessanta … ed anche settanta anni.

Elio Bitritto

 

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