La Convenzione di Faro

Sembra essere passata subito in secondo piano sui giornali la Convenzione di Faro (Portogallo), ratificata da una ventina di Paesi europei, tra cui l’Italia, ma non da Francia, Germania, Regno Unito e Russia. La Convenzione stabilisce, in linea di principio, quali sono i diritti e le responsabilità in tema di eredità culturale. Tutti hanno diritto a trarre beneficio dall’eredità culturale; tutti devono rispettare la propria e l’altrui eredità culturale; questo diritto è limitato solo per la protezione dell’interesse pubblico e dei diritti e libertà altrui. Cosa significhi questa “libertà altrui” è un  mistero. Andando oltre si stabilisce che questa “eredità culturale” deve essere attenta a come viene presentata  e, soprattutto, è soggetta a diversità di interpretazione. Così devo pensare che, parlando della eredità culturale di Dante, ci troveremmo di fronte ad una diversa interpretazione circa la figura di Maometto posto dal Vate, all’inferno; così come, sempre Maometto, viene raffigurato in un dipinto nella Basilica di San Petronio a Bologna, trafitto da Lucifero, sempre all’inferno: in caso di “diversità di interpretazione” chi giudicherà visto che maggiore offesa agli islamici non potrebbe essere fatta? A questo si aggiunga che l’islam vieta qualsiasi raffigurazione sacra sia essa un dipinto sia essa una statua (vedi i Budda in Afghanistan distrutti dai talebani). In pratica è lecito immaginare un diritto di censura da parte di qualcuno surrettiziamente definita come “diversità di interpretazione”? Franceschini, ministro della Cultura, nega decisamente che possa esserci una censura dichiarando che “l’esercizio del diritto all’eredità culturale può essere soggetto soltanto a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli altrui diritti e libertà” …. che ribadisce il dubbio e non chiarisce il problema. Si aggiunga a ciò un inquietante precedente, vale a dire l’incredibile e ridicolo atteggiamento del governo italiano che coprì i nudi delle statue perché potevano offendere la sensibilità degli iraniani in visita in Italia, episodio che sancì la resa culturale dell’Italia: bigotti per procura! Ma, al di là di considerazioni personali, ve lo immaginate l’artista che comprime, volontariamente o no, il suo estro perché piaccia, sia approvato da tutti dove per “tutti” si intende lo sterminato popolo di persone con cultura, storia e sensibilità diverse? Che razza di artista sarebbe costui soprattutto nelle arti figurative? Le rassicurazioni di Franceschini  sanno tanto di menzogna, tanto più plateale quando si pensi che all’articolo 7 è previsto che bisognerà “stabilire procedimenti di conciliazione per gestire equamente situazioni dove valori fra loro contraddittori siano attribuiti allo stesso da comunità diverse”: e quali valori più diversi di quelli tra cristianesimo e islam? Perché qualsiasi forma d’arte nel mondo viene accettata proprio in nome della diversità culturale ma solo nell’Islam ci sono dei canoni di riferimento rigidi da cui non si può derogare. E ancora l’articolo 14 ha un titolo che da solo merita il Nobel per la viltà “Meccanismo di sorveglianza”! sorveglianza di che? contro i furti o i danneggiamenti? Ovviamente no! fa il paio con quanto detto prima “questo diritto è limitato solo per la protezione dell’interesse pubblico e dei diritti e libertà altrui”! Ripeto: cosa significa? Che potremmo dover rinunciare alle diverse espressioni della arte italiana oltre che europea solo perché potrebbero essere interpretate come offensive di un cultura diversa (e aggiungerei opposta)?

Elio Bitritto

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: