Italia: una democrazia per “rane bollite”

In italia, ormai da anni  siamo palesemente in “democratura”. E non è che ce ne preoccupiamo più di tanto. Sorta di “rane bollite poco per volta”, subiamo una forma di governo improntata alle regole formali della democrazia ma ispirata a un autoritarismo sostanziale, imposto alla comunità nazionale in nome della Costituzione, adulterata e non migliorata da “Riforme” ad essa via via  apportate,“a pezzi”, per meschini e dannosi interessi di parte.

Una sfacciata e direi anche indegna democrazia la nostra: è data a tutti la facoltà di votare questo o quello, a capocchia nonché “per protesta” o in sfregio se ci pare, ma non di poter stabilire realmente a chi affidare la res-pubblica, in pratica la propria vita, oltre quella della nazione. Siamo in molti a pensarlo, soprattutto  ascoltando gli strumentali  e spesso oziosi dibattiti radiotelevisivi allestiti dopo ogni consultazione elettorale. Ben consapevoli, peraltro, di non avere neppure speranza che in campo nazionale, per i parlamentari, per il governo, non meno che per il Capo dello Stato, si possa decidere e designare l’uomo è il partito (una predefinita coalizione se si vuole), non diversamente da come avviene per le Regioni e i Comuni, pur con tutte le diversità statutarie, difetti e manchevolezze, di questi enti territoriali.

Un sistema consultivo nazionale palesemente schizofrenico, inspiegabile alla luce della ragione e persino del buon senso comune, e sicuramente inaccettabile per e in una Repubblica che della Liberazione e della Democrazia ha fatto, sulla Carta, i suoi principi fondativi. Più che una democrazia, un potere legittimato dal ‘demo’, da scelte libere e popolari, sia pure mediante i suoi rappresentanti locali, come i costituenti hanno voluto, la nostra può essere definita e lo è nei fatti una “democratura”, un regime formalmente costituzionale, ma di fatto oligarchico, formalmente nobile e in realtà subdolo nei principi enunciati ma non rispettati nella sostanza.
In tale imposto e tollerato Sistema, la gente, pur nella possibilità periodica di “tornare al voto”, anche questa affidata alla strumentale volontà o beneplacito dei partiti e all’ultimo ‘motu proprio’ discrezionale del Presidente, per i noti meccanismi ‘rappresentativi’ e delegati, non ha nessun vero potere di cambiamento della propria classe dirigente, soprattutto di designazione della pur temporanea titolarità di rappresentanza e di governo.

E’ scritto. Art. 1: “La sovranità appartiene al popolo, che [però, sia ben chiaro …] la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. La “esercita”, soprattutto e si potrebbe aggiungere un ignobilmente, “nelle forme e nei limiti” delle varie e spesso cervellotiche leggi elettorali nazionali. Dispositivi normativi – nell’insieme … un antico ma sempre strategico Cavallo di Troia – che periodicamente, di volta in volta, i parlamentari o più propriamente le segreterie dei partiti, quando non altri personaggi in alcun modo legittimati a disporre della ‘cosa’ pubblica, a proprio uso e consumo inventano, e al popolo … “sovrano” (!) dettano e dunque impongono!

Una situazione politica che non a caso invita o costringe il cittadino a rifugiarsi nell’intimità a rifuggire dalla partecipazione attiva e sia pur ideale, ad astenersi persino – date le premesse e la relativa o nessuna incidenza – dal “voto”.
Scrive a tal proposito l’intellettuale ed editorialista Marcello Veneziani: …”ci accusano (…) di esserci ritirati dal ruolo civile e intellettuale, politico-culturale, per ripiegare su noi stessi. Il bello è che sono d’accordo, nella sostanza. Potrei però rispondere che semmai è la politica che si è ritirata da un ruolo civile, politico-culturale …”, aggiungendo un interrogativo del tutto pleonastico, ma non ozioso: Perché fingere di credere in un’appartenenza pubblica, in un progetto condiviso se avverti che sono ormai svuotati, insignificanti?Come dargli torto?

GFP

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