Nazionalismi europei e neo-colonialismo cinese

Sì al patriottismo, no alla globalizzazione, guerra commerciale alla Cina, e sanzioni all’Iran. Ecco quattro principi fatti valere nel suo discorso alle Nazioni Unite a New York il 24 settembre 2019 dal Presidente americano Donald Trump. Le sue parole si inseriscono nella scia di movimenti nazionali e nazionalisti presenti sempre di più massicciamente in Europa, anche se la vulgata propagandata dai mezzi d’informazione difende il principio di sempre più Europa, stile Unione Europea.
La destra avanza in Europa: Regno Unito, Germania, Polonia, Austria, Ungheria, Francia, paesi scandinavi, Olanda, e nelle elezioni del 2018 e 2020 in Italia.
Qual è Il comun denominatore di chi vota a destra? L’opposizione al mondialismo, alla grande finanza dei banchieri, alle multinazionali, agli speculatori di professione delle borse. Meno evidente ma ancora più subdolo di cui poco si parla è il mondialismo neo-colonialista, soprattutto in Africa, della Cina. Questa è la vera incognita alla quale gli europei non stanno dando abbastanza attenzione. Gli europei e persino gli americani con a capo Donald Trump, rivendicano la sovranità politica e monetaria ed economica; quella che difende l’identità dei popoli con slogan come America first, Brexit, Alternative fur Deutchland, Italexit ecc.
Stiamo vivendo una nuova rivoluzione, quella telematica e robotica e una gran parte dei lavoratori NON possiede le competenze dovute. All’Inizio della prima rivoluzione industriale sorse il fenomeno dei LUDDISTI, un movimento operaio che in Gran Bretagna, nei primi decenni del 19° secolo, reagì violentemente all’introduzione delle macchine nell’industria tessile (ritenute causa di disoccupazione).
Alla fine del secondo decennio del 21mo secolo è in crisi il modello di industrializzazione tradizionale. Occorrono competenze diverse, non più manuali, ma tecniche e cerebrali.
Un paese come la Cina è destinata a diventare la prima potenza economica del pianeta Terra nel corso del presente secolo. Perché? Perché ha i numeri: un numero crescente di cervelli per gestire la rivoluzione telematica/robotica in corso, un numero impressionante di lavoratori per far funzionare la realtà industriale domestica.
Ma la Cina ha anche una marcia in più rispetto ai suoi concorrenti: è fautrice di una politica di conquista coloniale in Africa e nel mondo per impossessarsi delle risorse e delle materie prime o delle infrastrutture strategiche, come porti, di cui ha bisogno.
Difficile immaginare che i singoli stati europei riusciranno a far fronte da soli al gigante cinese a medio e lungo termine. L’accartocciarsi autarchico finisce con l’essere un palliativo, ma è una vera cura? Ecco perchè i popoli europei che si affacciano sul Mediterraneo dovrebbero formare una Confederazione di Stati Mediterranei, con una popolazione di oltre 200 milioni di persone,
I paradigmi di identità e di potere cambiano radicalmente con le guerre. E quella a cui stiamo assistendo è una guerra, ma di tipo commerciale, ancora più letale di quella militare.
Nel mondo multipolare attuale è la legittimità dei paradigmi emersi alla fine della seconda guerra mondiale che sono in crisi. Non è più il mondo anglo-sassone e la ‘razza bianca’ che detengono e/o riescono ad imporre con la forza della loro economia e delle armi la loro supremazia. Lo fanno ancora, ma sempre di più a stento, sempre meno. Filippo Salvatore

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