Il punto della situazione

A distanza di alcuni giorni dalla tornata elettorale del 20 e 21 settembre scorsi, è possibile provare a fare un punto della situazione. Partiamo dal referendum: con quasi il 70% dei voti espressi, il ‘Sì’ stravince, decretando il taglio dei parlamentari.

Deputati e senatori diminuiranno (da 630 a 400 i deputati, da 315 a 200 i senatori) dalla prossima legislatura. La riduzione dei parlamentari, di cui si parlava da anni, adesso è cosa fatta e porterà ad un risparmio di diverse decine di milioni di euro per le casse dello Stato. Resta da verificare se, in assenza di una riforma istituzionale complessiva, la diminuzione degli onorevoli non comporterà una minore rappresentanza dei territori e un funzionamento anomalo di un sistema progettato per altri numeri.

Cavallo di battaglia del M5S, appoggiato ma in maniera più incerta dalla maggioranza delle altre forze politiche, il taglio dei parlamentari ora divenuto realtà ha permesso ai pentastellati di intestarsi una vittoria politica parlando di “promessa mantenuta” e “risultato storico”. Nulla da festeggiare, invece, in casa dei grillini, per quel che concerne le elezioni amministrative.

Esaminando i dati delle regioni e dei comuni in cui si è votato, infatti, è evidente il tonfo del movimento fondato da Beppe Grillo, che vede continuare l’emorragia di voti in atto da anni. Se noi esaminiamo i risultati delle elezioni regionali, invece, è evidente una sostanziale tenuta del Partito Democratico, che si conferma al governo delle regioni Toscana, Campania e Puglia. Il governo nazionale indubbiamente ne esce rafforzato, ma in questo caso si tratta di vittorie non già dei giallorossi, bensì della parte rossa della coalizione, che vince nelle suddette regioni a dispetto di certi sondaggi che vaticinavano il contrario.

I pentastellati, presentatisi da soli in tutte le regioni in ballo tranne che in Liguria, dove la coalizione giallorossa è stata comunque nettamente sconfitta, sono risultati perdenti e, sul piano sostanziale, irrilevanti. Non è andata meglio nei comuni coinvolti dalla tornata elettorale appena conclusasi, e non basta arrivare al ballottaggio a Matera per consolarsi. Chi si consola invece del risultato delle amministrative è la dirigenza del PD. Le amministrazioni rosse hanno tenuto più di quanto molti al Nazareno preventivassero e i temuti – a ragione – tracolli in Puglia e addirittura in Toscana sono scongiurati.

Inoltre anche nei comuni, fermo restando che nella maggior parte dei capoluoghi si andrà al ballottaggio, c’è stata una tenuta sostanziale. Analizzando i risultati, vanno fatte però alcune osservazioni. Ovvero: prosegue comunque il passaggio di regioni dal Centrosinistra al Centrodestra. Le Marche, infatti, fino ad ora regione rossa, hanno visto la vittoria del candidato di FdI Francesco Acquaroli. Quella dorsale appenninica fatta di regioni rosse, cassaforte elettorale di PCI-PDS-DS-PD, dopo la perdita dell’Umbria nello scorso ottobre (qui l’articolo) e ora delle Marche, si è ridotta a Emilia Romagna e Toscana. Il fatto stesso che la Toscana fosse stata data per (quasi) contendibile la dice lunga sulla diminuzione del radicamento territoriale delle forze politiche di centrosinistra, che comunque raccolgono percentuali minori rispetto alle precedenti regionali, anche dove vincono. In Campania si è vinto con una percentuale plebiscitaria, ma la cosa è ascrivibile a Vincenzo De Luca più che al PD. Luci e ombre, quindi, sul risultato di Zingaretti e compagni.

Stessa storia per quel che riguarda il Centrodestra. Questo vede riconfermati i propri presidenti in Liguria e Veneto (plebiscitario il risultato di Zaia) e strappa le Marche al Centrosinistra. Buon risultato per il partito della Meloni, che esprime il neopresidente marchigiano e scavalca il M5S in termini elettorali. La Lega, da parte sua, si conferma il primo partito italiano e aumenta significativamente il numero di consiglieri eletti. Il Carroccio è arrivato inoltre primo in Valle D’Aosta moltiplicando di diverse volte i propri voti rispetto alle elezioni regionali precedenti, anche se, in virtù del meccanismo elettorale valdostano e del risultato deludente delle forze politiche alleate, il partito di Salvini rischia di finire comunque all’opposizione. Va osservato che la Lega avanza rispetto alle regionali precedenti, ma arretra in maniera evidente rispetto al risultato record delle scorse europee. Si tratta di elezioni diverse, certo, ma l’onda lunga di Salvini rischia, di questo passo, di arrestarsi. In generale, la spallata che il trio di centrodestra si proponeva di dare al governo non c’è stata. Brucia la mancata vittoria in Puglia e, come accennato sopra, allo stato attuale sembra probabile che in Valle d’Aosta saranno i movimenti autonomisti a governare in alleanza col Centrosinistra. Su 7 regioni in ballo, il Centrodestra ne ha vinte 3, un po’ poco per chi si aspettava un risultato, a proprio favore, di 4-3 o 5-2 o ancora di più…

Chi – come si è già accennato –  ha motivo di essere soddisfatto del risultato elettorale è l’attuale esecutivo. La componente rossa della maggioranza, infatti, esce relativamente bene dalla recente prova. Certo, numeri alla mano è evidente che quella attuale è maggioranza in Parlamento ma minoranza nel Paese, e la sua componente pentastellata, se dovesse continuare così, sarà presto a rischio estinzione. Paradossalmente, questa situazione può ‘blindare’ l’Esecutivo. Se si dovesse andare alle elezioni politiche in tempi brevi, infatti, complice la riduzione dei parlamentari fortemente voluta proprio dal M5S, con i numeri attuali il movimento creato da Grillo e Casaleggio riuscirebbe ad eleggere una minima parte degli attuali parlamentari ed è cosa risaputa, per dirla con Winston Churchill, che “Non c’è niente di peggio, per i tacchini, che chiedere l’anticipo del giorno di Natale”.

Marco Sfarra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: