Palamareide

“Cantami o diva, del calabro Luca l’ira funesta che tanti lutti addusse agli arconti: molti, anzi tempo all’Orco generose travolse alme di amici, e da novelli aedi e rimatori fu abbandonato e tradito da’ suoi infidi compari”.

Mi perdonerà il Cieco Vate per l’irrispettoso uso delle sue immortali rime ma credo che il personaggio e la vicenda meritino la più alta considerazione e, giustamente (giustamente?), il Palamara è stato espulso dalla Associazione Nazionale Magistrati (in pratica il loro sindacato, anche se non capisco a cosa serva un sindacato dal momento che appartengono alla categoria più protetta del mondo!).  L’espulsione  stata sancita dal direttivo dell’ANM, non so se con piacere o con dolore: certo la sanzione è stata comminata per “gravi e reiterate violazioni del codice etico”! In realtà la motivazione non è importante per l’opinione pubblica: è importante per l’Associazione che, per bocca del suo presidente, Luca Poniz, dichiara “la fiducia dei cittadini nei confronti dei giudici è drammaticamente precipitata … tutta la giustizia ha perso credibilità e la legittimità della funzione giurisdizionale agli occhi della popolazione sta venendo meno”. Basta questa decisione? Assolutamente no! e non solo perché l’espulsione era il minimo sindacale ma soprattutto perché le accuse e le rivelazioni di Palamara hanno aperto scenari inquietanti sul “prima” e il “dopo” dello stesso. Le intercettazioni rivelano un diffuso modo di amministrare il sindacato che era in gran parte condiviso da chi ne ha tratto vantaggi senza dimenticare, però, chi, (e riporto una frase celeberrima qualche anno fa) “non poteva non sapere”, vale a dire quei magistrati che hanno svolto la loro funzione con onestà e competenza ma, per “viltade”, hanno taciuto. Un altro aspetto, certamente peggiore, voglio rilevare: Al minimo accenno di un minimo controllo sulla magistratura questa si è scagliata contro la semplice ipotesi denunciando l’attacco all’indipendenza della stessa: ebbene sembra che questa indipendenza politica della magistratura sia solo di facciata perché le parole intercettate (e ribadite) di Palamara chiariscono un ruolo politico che la smentisce nei fatti: ebbene io mi vergogno per loro, mi vergogno delle dichiarazioni di alcuni magistrati a colloquio con Palamara a proposito della necessità di attaccare Salvini! Questo accade solo in America (vedi l’inchiesta montata ad arte su Trump con la complicità dell’FBI risoltasi in un nulla di cui i media non hanno più parlato) ma lì viene eletto: Vergogna? Troppo poco! Tutti quelli che hanno avuto a che fare con Palamara come minimo dovrebbero essere sospesi dalle funzioni e dallo stipendio. Tornando alla crisi di credibilità, Poniz fa finta di ignorare che questa crisi non nasce dalla vicenda Palamara ma riguarda gli ultimi venti anni della vita politica italiana, venti anni in cui la magistratura ha spesso svolto un ruolo politico e quindi una qualche “regola” a certi comportamenti dovrebbe poter essere accettata senza tirare in ballo l’indipendenza che, in qualche caso potrebbe diventare arbitrio: a proposito dell’indipendenza della magistratura  mi chiedo se il vice presidente del CSM debba essere per legge del centro sinistra visto che dal 2002 si sono succeduti Rognoni, Mancino, Vietti, Legnini e Ermini! Qualche  suggerimento per ridare un po’ di credibilità? Che i processi ai politici si debbano fare non c’è dubbio ma che non diventino il palcoscenico per i talk show e per le scalate al Parlamento tralasciando i “normali processi”, che dalle carte non escano brandelli di conversazioni fuori contesto affidate a giornalisti di sicuro affidamento, che, una volta eletti in Parlamento, al termine del mandato si cerchino altri lavori, che ci sia una reale separazione delle carriere, che la smettano di invocare il “sotto-organico” per giustificare le lentezze dei processi, che, soprattutto, non nasca un nuovo Palamara perché anche se questi va fuori dalla magistratura il sistema per cui ha potuto fare quello che ha fatto è ancora lì ed è in quel sistema che nascono i Palamara.

Elio Bitritto

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