Ciclisti pericolosi

In realtà devo essere più preciso: il ciclista è spesso pericoloso per sé e per gli altri: se alla imprudenza, alla distrazione, alla scarsa o nulla conoscenza delle norme del codice della strada da parte degli automobilisti sommiamo le stesse osservazioni riferite però ai ciclisti, si comprende come gli incidenti mortali che coinvolgono questi ultimi aumentino ogni anno in maniera preoccupante: le statistiche ci dicono, impietosamente, che muore un ciclista ogni 32 ore. Questo dato deriva da rilevamenti Istat: ma proprio sulla base di questa osservazione, Facile.it (https://www.facile.it/assicurazioni-gadget/bicicletta.html) ha voluto capire quali sono le regole non rispettate, regole che, al di là di quanto stabilisce il CdS dovrebbero essere fatte proprie da tutti per semplice logica, oltre che per la propria incolumità. Così un sondaggio, neanche tanto recente (2017, considerando nel senso che la bicicletta oggi è ancora più diffusa) permette all’osservatore di conoscere quali sono le principali regole non rispettate: su tutte (87%) la mancanza di faretti e catarifrangenti sulle bici: a questa mancanza segue (71%) il mancato uso del caschetto: sarà che sono duri di comprendonio? Probabilmente è così ma, soprattutto, si tratta di mancanza di intelligenza. Altri comportamenti, tra l’imprudente ed il deficiente, sono rappresentati uno (60%) dall’abitudine, meglio sarebbe “vizio”, di pedalare sul marciapiede proponendo una gara tra il pedone che fa la “veronica” o il ciclista che si improvvisa slalomista. Infine, forse l’infrazione più importante, al quarto posto il mancato uso dei giubbotti catarifrangenti. Faccio questa affermazione proprio perché giusto ieri sera (ma potrebbe essere una qualsiasi sera) ho schivato all’ultimo momento un imbecille (sì, proprio un imbecille) che pedalava senza luci, senza caschetto, senza catarifrangente, su una strada statale priva di illuminazione, in salita, in curva e con il velocipedastro che, per lo sforzo, oscillava, sia pur di poco, a destra e a manca. Altre minori inosservanze al corretto uso del proprio cervello, sono rappresentate dal fatto che spesso non viaggiano in fila indiana (33%) dal fatto, più raro, che non sempre hanno le due mani sul manubrio (17%) e, infine, dal servizio “taxi” nel senso che trasportano un passeggero (9%), e infine (6%) dal servizio “dog-sitter”. Tutta colpa dei ciclisti? Certo che no! mancanza di piste ciclabili (in generale) dato che a Vasto non possiamo lamentarci e, naturalmente, la distrazione, la sicurezza di sé, la velocità, eccetera di molti automobilisti! Forse una maggiore prevenzione?

Elio Bitritto

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