L’Italexit? Una necessità.

L’Italia ha interesse ad avere una banca centrale autonoma e nazionale che le permetterebbe di poter decidere se e quando svalutare la propria moneta e produrre l’inflazione necessaria ( l’ideale sarebbe il 5%) che porterebbe alla riduzione del debito pubblico. E’ quello che per decenni ha fatto con ottimi risultati.
Restare nell’euro ed accettare senza batter ciglio la logica dell’Europa dei banchieri è una camicia di forza. E’ una resa senza condizioni agli speculatori.
La recente nomina di Christine Lagarde alla Presidenza della Banca Centrale Europea, una marionetta di Macron ed una arpia dell’iper-liberismo economico, acuirà i conflitti tra l’UE e l’Italia.
Ce ne renderemo conto nei prossimi mesi, nel tentativo di rilanciare l’economia dopo la crisi della pandemia.
Tutto a posto (secondo il trattato franco-tedesco di Aquisgrana, anzi di Macron/Merkel i due veri perdenti alle elezioni del 26 maggio 2019) e niente in ordine. E David Sassoli, piddino di ferro, e Gentiloni a far da valletto e da maggiordomo dell’UE.
‘L’Italia, ha dichiarato il Premier BisConte, ed il ministro dell’economia Gualtieri, non ha intenzione di uscire dall’euro’. Vedremo fino a quando. Nei mesi a venire apparirà sempre di più evidente che l’Italexit è una necessità, la sola via d’uscita per un grande paese come l’Italia, ridotta al ruolo di damina o di cicisbeo.(FS)

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