Giustizia: la bilancia e la spada

Tra gli individui, tra Stato e Popolo, non occorre tentare di ottenere una bilanciata dose di diritti e doveri, ma di assicurarli entrambi, tutti.

Leggo su fb, in un post di un giovane amico, solerte e stimato legale nella Capitale: “29.05.2020: Udienze non trattate ma rinviate, quando va bene, al 2021..tribunali inaccessibili..un’intera categoria di professionisti paralizzata..sicuri che sia proprio inevitabile?!”

Un “post” spontaneo, una estemporanea e sofferta riflessione questa che evidenzia per la categoria, come per le altre coinvolte, una situazione difficile e penosa anche sul piano economico-esistenziale … Si dà il caso che, come tutti, il professionista operante nella Giustizia debba provvedere (pur – comprensibilmente per un giovane – … “non navigando nell’oro”) a sé e alla famiglia … Al sopra detto sfogo, a commento, una solidale amica incoraggia l’avvocato a resistere, a SPERARE! Leggendo, a mia volta ho pensato – che confidare nella divina Provvidenza è e può essere di certo per tutti salutare, ma saggezza popolare antica recita, ammonendo: … Aiutati che Dio t’aiuta! Al che mi sono sentito in dovere di far osservare all’occasionale interlocutrice quel che a mio avviso è da mettere in chiaro in tale frangente.

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Gli operatori della Giustizia, non meno che gli altri di altre categorie, di tutti quelli che, a discrezione del governante detentore del noto dpcm, sono stati ritenuti meno essenziali alla vita sociale, … alla vita di per sé, non possono essere invitati “a pazientare”, aspettando “tempi migliori”! In una comunità repubblicana, democratica e costituzionale, dover semplicemente … “sperare” di ottenere ciò che a ciascuno e a tutti si deve, sia assolutamente, inaccettabilmente, da sudditi e non da liberi cittadini!

A nessun governante o burocrate, sia pur dotato di … aureola “istituzionale”, può essere consentito di conculcare diritti fondamentali, di impedire, ove realmente non sia a danno di altri, la libera quanto vitale e non conculcabile esplicazione del proprio essere individuale, professionale e sociale.
Nello specifico, la difficoltà (… la nota e sperimentata incapacità) funzionale del Sistema giudiziario nazionale di “darsi una regolata”, anche in questo momento di esiziale flagello pandemico, non deve essere a scapito, … sine die (si direbbe … more solito) del sano e puntuale esercizio e godimento dei propri diritti. “Noi credevamo” che il tempo del “Principe”, o di “Viv’oh Re!” fosse tramontato, definitivamente. Una pia illusione, settantacinque anni di falsa Liberazione! Un protratto e indiscutibile fallimento, ancora più accentuato al tempo del Covid-19.

Va da sé, a tal punto della nostra recente storia, che sia ancora e sempre necessario ‘ricostituzionalizzare’ radicalmente (mai come ora, in questo, l’abusato vocabolo Riforma appare insufficiente, se non falso) non soltanto l’Amministrazione della Giustizia, come quella della Sanità pubblica, del Sistema Lavoro e dell’Assistenza sociale. Nel rapporto tra gli individui, tra Stato e Popolo, non occorre tentare di dare e ottenere una bilanciata dose di diritti e doveri, ma di assicurarli entrambi, tutti. Al contrario, accade che il principio di equilibrio/equità che è fondamento della Giustizia, bellamente, senza reale pena per i mal-fattori, è violato o disatteso, anche per motivi accidentali e spuri, senza possibilità di vera difesa e autonoma protezione per chi è sottoposto alla legge e al potere.

Occorre da parte della Giustizia – dea bendata, ma che non può esser cieca – anche l’esercizio della spada, a difesa di tutti e di ciascuno, laddove la bilancia vergognosamente, talvolta proditoriamente, non resta in equilibrio. Una asimmetria, questa, abitualmente e di fatto tollerata, che contrasta con l’idea di armonia e di ordine che storicamente, passando per le diverse culture e civiltà di cui siamo eredi, si allarga – come annotano i saggisti – “dal piano giuridico a quello cosmico e metafisico”. Una totalità esistenziale (… pare filosofia, ma è in realtà esigenza vitale) di cui l’essere umano, pur nell’ambito di una comunità o consorzio sociale e politico, non può essere privato. Non impunemente, come spesso, storicamente e ancora nel tempo d’oggi accade.

GFP

 

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