Islam religione di pace: cibo e mascherine solo agli islamici

La liberazione e conversione della Silvia Romano ha portato alla ribalta il tema dell’Islam: non se ne parlava più da tempo, anche perché gli attentati e le manifestazioni a favore dell’islam sono state, forse intenzionalmente, diminuite: ma l’islam è sempre l’islam, una religione che non è solo religione perché non si limita ad indirizzare il comportamento spirituale dei credenti, non è “dai a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare”: è anche guida, anzi precetto culturale, economico e politico e perciò stesso, pericoloso. Mi spiego meglio: non esiste distinzione tra condotta spirituale e condotta temporale per cui vige una sola legge, quella del Corano che informa di sé l’intera vita dei musulmani, non ammette dunque alcuna distinzione tra religione e stato. In conseguenza di questo principio base, in matematica direi assioma, il compito dei governi islamici deve osservare due principi fondamentali: osservanza della religione e diffusione della stessa in tutto il mondo: questi due scopi sono, devono essere raggiunti con ogni mezzo, economico, culturale, discriminatorio. Le varie fazioni, anche se si scannano tra loro, hanno comunque lo stesso obiettivo: che si rifacciano ai sunniti, agli sciti, ai “rigoristi sauditi (waabismo), ai salafiti,  ai jihadisti, ad  al Qaeda, all’Isis, alla Fratellanza musulmana, agli stessi somali di Al Shaabab che hanno “ospitato” e convertito la signorina Romano, ecc., sono tutti ferocemente musulmani. Sono curioso di sapere se la signorina Romano ha aderito all’islam sunnita, sciita o quello particolarmente violento, di Al Shaabab nel qual caso sarei preoccupato. Che sull’islam religione di pace si possa avere qualche dubbio si potrebbe anche dedurre dal fatto che in Pakistan, dove c’è una apprezzabile presenza cristiana, è in atto una discriminazione religiosa che spesso sfocia nella persecuzione vera e propria. È di questi giorni la notizia secondo cui ai cristiani, spesso la parte più povera della società poiché svolgono i lavori meno pagati tra i quali, si dice, la pulizia delle fogne a mani nude, viene negata l’elemosina rituale, la zakat: l’imam di una moschea a Model Town, annunciando una distribuzione di beni alimentari per i più bisognosi, ha specificato che sarebbe stata rivolta “solo ai musulmani”. Ed a nulla valgono le richieste di aiuti fatte dalla Commissione Nazionale Giustizia e Pace, organizzazione cattolica per i diritti umani. Ora si può scrivere e dire ciò che si vuole dell’islam ma noi in occidente abbiamo un detto “fai quello che il prete ti dice, non quello che lui fa”: il concetto si può estendere all’islam: nel senso che la tolleranza religiosa dell’islam la si deve giudicare da come i governi e le popolazioni si comportano nei confronti dei cristiani (e non solo), non da quello che scrive il corano (che in alcuni passi non dà proprio l’idea di pace). Questi miei dubbi sull’islam religione di pace derivano dalla storia che non si preoccupano di alterare a loro uso e consumo: ad esempio i musulmani accusano i “crociati” di averli attaccati per la conquista di Gerusalemme: basta leggere anche il più scadente libro di storia per trovare che Gerusalemme era una città cristiana fino alla conquista dei musulmani; basta vedere l’alleanza con Hitler durante la seconda guerra mondiale, basterebbe il pensiero di Carl Jung che scrisse una sorta di profezia “Non sappiamo se Hitler sia in procinto di fondare un nuovo islam. È già a buon punto; è come Maometto. L’emozione in Germania è islamica; propensa alla guerra islamica. Sono tutti ubriacati da un dio selvaggio”. E Jung era uno che di psicologia se ne intendeva! In tutta questa vicenda non poteva non inserirsi il quotidiano La Repubblica che pubblica una lunga e documentata intervista al portavoce di Al Shaabab: c’è però un piccolo particolare, anzi due: l’intervista viene negata ufficialmente dai terroristi; inoltre l’intervistato risulta essere morto da qualche anno. Non si sa se dare le condoglianze alla famiglia dell’intervistato o al giornale.

Elio Bitritto

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