Esiste ancora il diritto di parola?

Siamo subissati dal politicamente corretto secondo il quale muovere delle critiche, fare dei rilievi deve avere un senso unico perché c’è il solito ben informato, il “me.too” di sinistra, che decide cosa è accettabile e cosa no. Così rilevare che la mise del ministro Bellanova possa non piacere si traduce in un insulto, mentre “scherzare” sull’altezza dell’on. Brunetta è lecito. Così come porsi degli interrogativi sulla vicenda Romano si traduce in volgari insinuazioni laddove non è il suo abito o la sua conversione l’oggetto delle critiche ma come tutta la vicenda è stata trattata da questo governo in cui lo stesso ministro degli esteri non era informato. Naturalmente non mi riferisco agli insulti volgari ed osceni che da destra e sinistra spuntano sui social e sui muri delle case: mi riferisco alle critiche che devono essere considerate tutte legittime altrimenti siamo  al conte Tacchia (anche se già abbiamo il conte …!). Così mi viene in mente di ricordare un’altra donna apolitica, nota per essere giornalista RAI e scrittrice cattolica, Costanza Miriano, che ha avuto la “pessima idea” di pubblicare su FB la propria decisione di disdire l’abbonamento al canale Disney che propone cartoni animati per bambini con personaggi gay perché non condivide la propaganda LGBT che non ritiene educativa per i propri figli: la reazione dei benpensanti, oltre alle critiche (ripeto legittime) sono state di una volgarità da manuale per il perfetto turpiloquio, oltre a ripetuti ed irripetibili insulti maschilisti, maledizioni ed auguri di morte. Nessuno a sinistra si è indignato e mi chiedo perché, soprattutto da parte dei giornalisti sempre pronti al “me.too”! Addirittura la Miriano non solo non viene difesa ma deve notare, suo malgrado, la condivisione da parte di un importante quotidiano, degli attacchi in quanto scrittrice cattolica ed in quanto educatrice dei propri figli con il “dovere” di educarli secondo le proprie convinzioni. Evidentemente sia gli odiatori che, in quanto tali non meriterebbero commenti, sia il giornalista di cui sopra, ignorano che la responsabilità dell’educazione dei figli è genitoriale tant’è che ultimamente un giudice ha condannato i genitori di un bambino di quinta elementare che aveva pesantemente insultato la maestra proprio rimarcando che i genitori dovevano provvedere alla educazione dei figli: aggiungo che addirittura c’è un gruppo FB in cui viene sistematicamente bullizzata e l’ordine dei giornalisti e le varie vestali della difesa delle donne …? In pratica il gruppo FB che insulta la Miriano, il giornalista che le scrive un articolo contro perché decide di educare i figli secondo i propri principi, l’ordine dei giornalisti ci dicono che non solo non si possono insultare i gay (e questo mi sembra normale, anche perché tra i gay ci sono persone sensibili ed insensibili, imbecilli e geni esattamente come tra i cosiddetti “normali”) ma non si può neanche essere orgogliosamente diversi da questi. In pratica se l’atteggiamento o il modo di vestirsi di un gay a me non piace avrò il diritto di dirlo o devo ipocritamente accettarlo in nome del politicamente corretto?

Elio Bitritto

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