Il ritorno della ginestra ancora

Il ritorno della “ginestra” ancora, in primavera, ci dà chiara immagine dell’umano limite, e non meno della capacità dell’uomo di restare sul pianeta Terra – seppur insaziabile predatore, e come ora, indicibilmente predato – impareggiabile artefice, della civiltà del pur nell’universo limitato nostro  mondo.

Fioriscono le ginestre

Vedo da dietro il vetro
rare persone, sospettose
e rade camminar per la strada,
la maschera su bocca e naso.

Da predator facile preda
si sono scoperte
d’invisibile, letale morbo.
Rifletti, stolto umano, cambia!

Forma vuota ambulante
m’appari tra archi trionfali
antichi e avveniristici grattacieli
tra dune del deserto
e galleggianti, anneriti iceberg,
tra lussuose magioni barocche
e capanne di paglia di savana
o all’ombra di saggi baobab.

Vuoti sono templi e chiese
sinagoghe e moschee.
Distante, indifferente resta
la divinità al tuo grido.

Semplici fossili saranno
le fosse comuni dell’Amazonia
per i posteri. Friabili calchi di gesso
nella nera lava solidificata noi,
vittime di nuova vulcanica
eruzione come fu per Pompei.  

E’ primavera e fioriscono
le ginestre ora come allora.

Filippo Salvatore  
Montreal, 3 di maggio del 2020

 

“Fioriscono le ginestre”, unitamente a “A mezzodì rintocchi di batacchi” e al successivo “E’ Venerdi Santo”, a dire dello stesso autore, compongono “un trittico poetico sulla pandemia. Sono in verità tre parti di una stessa poesia”.

Come già fece G. Leopardi nel 1836, nel componimento ultimo di Filippo Salvatore si torna a riflettere – più che sulla supposta, ma non vera, indifferenza della natura per ciò che fa o dis-fa sulla terra l’uomo – sulla caducità dell’essere umano, che da predatore, si scopre esso stesso facile e incredibile preda, ad opera di un pur invisibile virus pandemico.

Forma vuota ambulante / m’appari tra archi trionfali / antichi e avveniristici grattacieli / …” dichiara Salvatore, eppur per questo – come ebbe ad annotare il recanatese -, futilmente “ … l’uomo d’eternità s’arroga il vanto”.

Si torna, in un modo o nell’altro, a mettere in discussione una visione della storia, della natura e dell’uomo, portata idealisticamente a credere nelle “magnifiche sorti e progressive”. Un riflettere, mai abbastanza, sull’apparente dicotomia di Natura e Civiltà.
Vero o non vero, l’umile e resiliente Ginestra, che puntualmente a primavera torna a fiorire da se sola per ogni sito o declivio, anche la ove civiltà e storia sono testimoniati da un semplice rudere, apre a un sicuro motivo di speranza per il genere umano. Dà persino immagine, per la sua tenace resistenza, alla stessa nostra sostanza, terrena e al tempo stesso astrale; creata ma a sua volta generatrice, per volontà dell’Eterno, di altra e nuova discendenza.

Esplicitando il mio pensiero, con sommessi e pochi versi, qui dunque annoto anch’io:

Come la ginestra

Seppur viva e feconda,
noi sostanza peritura.

In un sol giorno
si consuma e muta, poi
in suo seme rinasce.

E, come la ginestra, torna
a fiorire sulla devastata
terra, come prima ancora.

Giuseppe Franco Pollutri
Villa Adriana, 6 di maggio 2020

GFP, per Qui Quotidiano

 

 

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