Si parla d’altro

“Chi dorme non piglia pesci”. Così recita un noto proverbio. E, in politica estera, come è facile comprendere, è realmente così. E gli insuccessi dell’Italia, e dell’Europa, su diversi scenari, come la Siria e la Libia, lo dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, in maniera incontrovertibile.
Per quel che concerne la Siria, è evidente che gli sviluppi della crisi attualmente in corso sono e continueranno ad essere determinati dal trio Assad-Putin-Erdogan, con gli europei a fare da spettatori.
In Libia, come è noto, è guerra civile tra le forze del generale Haftar e quelle del governo di Tripoli diretto da Al Sarraj. Le une e le altre, appoggiate dai relativi sostenitori. Spiccano, nell’una e nell’altra situazione, l’assenza, ovvero la scarsa incidenza, delle organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UE e la scarsa rilevanza dell’Italia.
Quali possono essere le cause? Ferma restando la necessità di distinguere bene i due contesti, sono evidenti alcune analogie: per quel che concerne le organizzazioni internazionali (o sovranazionali, come l’UE) il loro problema è la dipendenza, riguardo al loro funzionamento e il loro potere decisionale, dagli stati che ne fanno parte, i cui interessi il più delle volte non sono coincidenti o sono proprio incompatibili, specie quando si tratta degli stati che hanno interessi in gioco.
Questo può portare, tramite i veti incrociati, all’inazione. Inazione che può essere dovuta anche semplicemente all’inerzia e alla mancanza di volontà da parte degli stati, specie quando si tratta di quelli maggiori, se questi ritengono di non avere interesse ad intervenire in maniera decisa in uno scenario di crisi.
Per quel che riguarda in particolare l’UE, inoltre, nonostante le velleità di unione (da cui il nome) tra gli stati membri e la presenza di istituzioni politiche, come il Parlamento Europeo, ed economiche, come la BCE, di carattere realmente prefederale, l’istituzione sconta l’incapacità cronica dei paesi che ne fanno parte di dar vita ad una politica estera comune e ad un sistema di difesa integrato e, per inciso, la mancanza di una visione realmente europea da parte delle classi dirigenti nazionali, interessate al tornaconto degli stati di appartenenza. È chiaro che in mancanza di una visione europea comune, e di un interesse europeo da tutelare perché percepito come tale, ci si muove in ordine sparso e spesso in concorrenza. Per quel che riguarda l’Italia, questa paga una politica estera spesso incerta e a fasi alterne, e una mancanza di decisione, specie quando si tratta di prendere iniziative forti e impegnative sul piano politico. La Libia docet: scomparsa, causa Coronavirus, dall’agenda politica italiana e non solo, la crisi libica continua coi suoi sviluppi, che hanno visto nei giorni scorsi le forze del governo di Tripoli recuperare una serie di posizioni sulle truppe dell’LNA di Haftar. Certamente il nostro Paese sta attraversando un momento molto difficile ma la tendenza a ‘dimenticare’ le questioni estere salvo poi riacquistare improvvisamente la memoria in caso di sviluppi decisamente sfavorevoli dal nostro punto di vista è purtroppo decisamente radicata nella nostra classe dirigente, come si è visto fin troppo bene, per l’appunto, in Libia. Tant’è che, allo stato attuale delle cose, nonostante i legami storici e i notevoli rapporti economici tra l’Italia e il paese nordafricano, il nostro Paese ha visto drasticamente ridimensionato il suo ruolo di interlocutore dei libici a vantaggio (e ad opera di) diversi attori impegnati a vario titolo sullo scacchiere libico pur essendo esterni a questo. Ma, anche quando inizieremo a rialzare la testa e a lasciarci alle spalle l’attuale fase di crisi, c’è il rischio che, da parte della nostra classe dirigente, si parli d’altro.

Marco Sfarra

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