Ultima “avvelenata” (stonata) di F. Guccini

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po’ rimate,
che non merita nemmeno l’ attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l’avevan detto che finivi male …
(
F. Guccini, 1976)

Me lo fece conoscere, negli anni lontani d’Università, alla Sapienza di Roma, un amico, Augusto G., allora assistente nella Facoltà di Lettere – Dipartimento di Storia dell’Arte. Gli somigliava anche fisicamente e, avendomi una volta invitato a cena, ai Castelli (per discutere su una tesina che avevo in preparazione), mi fece la sorpresa di cantarne un significativo pezzo, accompagnandosi fervorosamente al pianoforte, pur fumando allo stesso tempo un sigaro toscano.

La canzone era “La locomotiva” (pubblicata poi nell’Lp Radici del 1972), Francesco Guccini da Pàvana il suo cantautore. A quella età, anch’io (poco più giovane di lui), preso dalla voglia, come il macchinista della narrazione, di andare “contro al treno pieno di signori”, “contro l’ingiustizia” (… quella che, ancora oggi – non ci sono santi o madonne della resistenza celebrativa che tengano – resta e permane tale e quale), la trovai straordinaria, entusiasmante nel ‘crescendo’ della vicenda, benché il finale dicesse e dica …”come finì la corsa / la macchina deviata / lungo una linea morta”. Storia e canzone a loro modo profetici, a illustrazione di come è finita, decisamente, la de-cantata corsa proletaria e/o dell’anarchia.

Negli anni successivi ho seguito l’innegabile percorso di successo, in tutte le sue tappe. Con le sue canta-storie, con testi talora poetici e tal altra incazzosi e “avvelenati”, illustrava la nostra, in certo qual grado condivisa vicenda post-sessantottina. Non si negava alla battuta ironica e mordace nei suoi concerti e nei suoi appuntamenti di balera , mai decidendosi di far politica attiva nella e per la sinistra. A lui bastava … “far canzoni e bere vino”. Ne “L’avvelenata” (1976) chiaramente ebbe a mettere in chiaro: … “non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”!
E questo, a me, che via, via – pur convinto che occorra battersi in politica per il sociale – piaceva sempre più spendersi per un’idea liberale dell’uomo, della vita e della storia, me lo faceva andar bene, comunque. Nel mio impegno politico diretto di quegli anni, non l’ho mai considerato un oppositore, pur sapendo della sua ben diversa idea socio-culturale.

L’ho seguito e ascoltato con un certo piacere e condivisione di sentimenti canori e letterari fino al suo brano, quasi un addio sommesso e crepuscolare, “L’Ultima volta” (2012). Poi, in filmati immessi in Rete, l’ho visto partecipare a riunioni sempre più intellettualistiche, e soprattutto celebrative di una Rivoluzione che nella sostanza non c’e mai stata, e alla quale, del resto, lui stesso non aveva inteso partecipare.

Ieri in tv è stato mostrato un “Guccio” irriconoscibile, mentre canta, senza fiato e anche un po’ stonato (… ché siam vecchi ormai!), una a sorpresa, nuova e adattata versione del “Bella Ciao”, volta ad andare (surrettiziamente a “lanciarsi”), non più ormai con la forza dell’antica locomotiva, contro “a Berlusconi” e in particolare “a Giorgia Meloni e Matteo Salvini”. Politici dell’oggi da lui definiti “gli invasori dei nostri giorni”, per cui … “Bella ciao, portali via!”, senza specificare come e dove. Senza render chiaro soprattutto il quando – magari con Dpcm (!) – far definitivamente “la festa” alla teorica democrazia dell’alternanza, auspicata dalla Carta costituzionale. Inevitabile la risposta della Meloni (FdI): … “Vuole appenderci a testa in giù?”.

Per quel che mi concerne, proprio per aver condiviso con tale personaggio anni di giusta e ideale voglia di giustizia sociale, il piacere di unire note e parole per esprimersi e per il divago, mi ha turbato non poco la brutta immagine di sé mostrata, più che il facile e scontato testo contro. Di positivo c’é, seppure ce ne sia ancora bisogno, che la detta ‘performance’ visivo-canora di F. Guccini conferma di come pervicacemente antidemocratica sia l’idea delle sinistre, varie e variamente mascherate; di come fasulla, tutta retorica ma provatamente fallimentare, sia la loro cantata (cantata soltanto) … “bomba rivoluzionaria”!
E così, che altro dire? Dispiace, ma anche lui è finito, in una sorta di miserevole e non richiesto autodafé, su un binario, ‘progressista’ oltre che cantautorale, … morto.

Sì, una “Piccola storia ignobile” … Soprattutto, mio e suo malgrado: storia umana e intellettuale di una tristezza infinita.

GFP

 

https://www.youtube.com/watch?v=3EFpjrAz7kI

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