AAA Precarizzati Cercansi (No … cerchitempo indeterminato)

In questi giorni. Appello della Protezione Civile per la “task force” da inviare sul territorio. “1500 operatori sociosanitari, da destinare presso strutture sanitarie&assistenziali, residenze per disabili e istituti penitenziari”, cercansi disperatamente.

Avremmo supposto che lo tsunami del Covid-19, che ha colpito e messo in grave difficoltà le nostre strutture regionali, avesse insegnato qualcosa di utile ai nostri governanti. Al Sistema Paese italiano che, preso negli ingranaggi europei dei ‘rigorosi’ “vincoli di bilancio”, negli anni passati ha progressivamente, dove più, dove meno, ridotto se non smantellato del tutto le strutture sanitarie presenti sul territorio nazionale. Inutile negarlo, negli attuali frangenti, una sorta di laica strada di Damasco, ci si è accorti che la politica votata al progressivo decurtamento delle spese per la salute pubblica è stata del tutto imprudente e alla prova dei fatti insensata. Purtroppo.

Non è qui mio compito, non è mia materia questa del resto, perché io possa enumerare con precisione i diversi errori commessi, gli enormi disagi procurati in tale settore della vita privata e sociale. Quel che so, mi è noto da cittadino e all’occorrenza da “paziente”. Quel che è accaduto in questi anni lo sappiamo tutti. Qui, a me preme evidenziare che, a proposito del Bando ultimo sopra enunciato – viste le condizioni che ancora una volta si prospettano ai candidati – con evidenza il lupo (seppur istituzionale) perde il pelo ma non il vizio! “La partecipazione – viene ben specificato nella detta interpellanza – al team medico, che sarà obbligatoria per il datore di lavoro con le eccezioni previste da apposita Ordinanza prevede il rimborso delle spese di viaggio e vitto e un premio di solidarietà forfettario per ciascuna giornata prestata”!  Come dire che il dovuto compenso, dovere di ogni datore di lavoro, e diritto di ogni  lavoratore, è quanto minimo ci si possa aspettare, anche se si configura persino come un … forfettario premio!

Si dirà: in questo momento “è scontato” , che non si tratta di nuove assunzioni, ma di dover far fronte ad un Evento socio-sanitario straordinario, … come per un Expo, per un Campionato, europeo o mondiale, o delle Olimpiadi! Insomma, sarà bene capire che, passata la disgrazia, le strutture sanitarie in questione sono destinate a tornare agli organici soliti, alle strutture ospedaliere esistenti, seppur con dolorosa evidenza si sono rivelate insufficienti, persino nelle regioni più organizzate e più avvedute.

Sembra che così, more solito, debba essere. Ma la questione di fondo, messa ancora una volta in luce dalla solita disgrazia ed emergenza è da porsi in questi essenziali termini: Si assume personale perché, si assume chi, in virtù di quali specifiche e sociali esigenze?
E’ noto che dal 2003, in materia di occupazione e mercato del lavoro, la “legge Biagi” “… ha l’obiettivo di rendere più flessibile il mercato del lavoro, migliorandone l’efficienza e sostenendo politiche attive per il lavoro e favorendo la diminuzione del tasso di disoccupazione”. Bello a dirsi, a poter crederlo come vero, capace di produrre i risultati enunciati. Non soltanto questo non è avvenuto, ma è bene porre in chiaro altro aspetto di questo modo di pensare e di intervenire più doloroso e iniquo.
Le assunzioni di personale a tempo e in forma precaria (più che ‘flessibile’), presuppongono ben concrete e inique condizioni:
a. che “la gente” interpellata, e che s’immagina risponderà alla proposta di lavoro, se ne stia lì, … a disposizione, … immagazzinata o ibernata in attesa che qualcuno le dica che, per i propri fini e/o interessi, ne ha necessità;
b. che tale “gente” – soddisfatto il detto bisogno e/o opportunità di chi assume – … se ne debba tranquillamente tornare nel mitico o piuttosto infernale limbo di “coloro che son sospesi”. Una violenza e sopraffazione umana e sociale – a mio avviso – da non credere!

Posta in tali essenziali e crudi termini, capiamo tutti che una tale prassi, praticata ormai da decenni persino … ope legis nella nostra Repubblica democratica e costituzionale (ultimamente anche ‘progressista’) è del tutto ‘sballata’, iniqua e dunque inaccettabile. Il nostro Stato e i suoi governanti, con le forze sindacali distratte o asservite al carro del potere, di cui si fanno sostenitori di fatto e contigui nella gestione, mostrano di non considerare che gli uomini e le donne, giovani o non più tali (non meno dei “primi”, di cui nessun politico si dovrà preoccupare di “non lasciare indietro”) che compongono “il mercato del lavoro”, hanno sempre – non solo occasionalmente, non di tanto in tanto, non se e quando capita – … esigenza di mantenersi in vita, anche quando nessun lavoro è ad essi offerto. Che hanno il diritto-dovere di sostenere i propri congiunti, di potersi realizzare individualmente in funzione del proprio destino, in virtù dei talenti innati e acquisiti con studi, sacrifici e spese non indifferenti, sia da parte delle famiglie di origine, che da parte della stessa comunità nazionale!

Ma, si sa, si dirà: … i vincoli di bilancio dell’Italia “sono questi”, alla luce del noto “enorme debito pubblico che abbiamo”, e parallelamente del rigorismo finanziario imposto dalla Unione Europea, non meno. Per cui (per esplicitarlo in modo alquanto corrivo, ma forse più efficace), par di sentir dire: – Mica li possiamo assumere tutti, poi a tempo indeterminato. Ma figuriamoci!

Per chiudere. Spesso si sente affermare, come esempio di amministrazione ottimale delle proprie risorse, che nella gestione dell’interesse della nazione occorre regolarsi da “buon padre di famiglia”, e che in tale veste e ruolo deve valutare la copertura dei provvedimenti di legge che programma e che approva.
Certo, teoricamente … Ma se – mi chiedo – lo Stato è Padre, non patrigno, cercherà di sfamare, di assistere nella crescita, di far curare se infermo, ciascun suo figlio, indistintamente tutti i componenti della famiglia, costi quel che costi, o soltanto alcuni e qualcuno di questi?

Giuseppe F. Pollutri

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