Da Filippo Salvatore. Poesia: “Invito alla vita in una città morta”

Di Filippo Salvatore

 

A mezzodì rintocchi di batacchi
Cielo plumbeo, gravido di pioggia.
Strade deserte, filari di tronchi
d’acero e rami senza foglie.

Regna sulla città un nemico
invisibile, letale, il germe corona.

A mezzodì rintocchi di batacchi
dai campanili e dagli oratori.

Invito alla vita in una città morta.

Spunta il primo bucaneve
in giardino e l’umano
da predator si scopre preda.

S’inventa ed invoca il divino.

Montreal, 29 marzo 2020

Postfazione
Breve, un a stento trattenuto singhiozzo, il necessario afflato del cuore può dirsi questo nuovo componimento poetico di Filippo Salvatore.

Insolitamente stringato nel numero dei versi, asciutto e austero, si direbbe lapidario, ma ben capace di vedere, figurare e narrare quel che nei paesi e città, nei Viali e Boulevards, nei metropolitani Street e Avenue, nei vicoli e sotto i campanili, all’ombra dei Palazzi e nelle assiepate case di periferia, oggi, qui e ora, sventuratamente ci colpisce: la virale morte, che ci incalza per ogni dove, ci fa orfani delle care fattezze dei nostri cari, vecchi e non solo, cui è negata persino la catartica prece, comunitaria doglianza, un commosso pianto.

“A mezzodì”, gli evocati “rintocchi di batacchi” non scandiscono oggi una vita attiva e popolosa, l’ora mediana di una ‘giornata’ lavorativa tesa a portare un guadagno, suo frutto. Evocano, inevitabilmente, tempi passati e remoti, narrazioni di sventure epocali, epidemie esiziali arrecate alle genti da peste e colera, flagelli immani senza scampo e riparo.

Tutto questo evocato dal poeta in terra del nord, dove, in questo incerto passaggio tra l’inverno che persiste e la primavera che stenta a distendersi nell’aria e nei campi, il panorama si mostra più denso di grigiore e mestizia nel … “Cielo plumbeo, gravido di pioggia”, dalla sbigottita guardatura su … “Strade deserte, filari di tronchi / d’acero e rami senza foglie”, giacché …“Regna sulla città un nemico invisibile, letale, il germe corona”.

Eppure la campana, i suoi rintocchi, vogliono essere e sono un “Invito alla vita in una città morta.”,  e “l’umano” che “da predator si scopre preda” trova motivo di illuminare e consolare la propria mente dal veder spuntare un “primo bucaneve” in giardino, fiore che diviene qui immagine simbolo di una possibile, insopprimibile rinascita.
Affinché questo, per l’uomo ‘predato’, si realizzi ancora – annoterà l’autore da ultimo – occorre … “inventarsi” una fede, sia pure una ‘credenza’, per ripararsi in vita dal male, per non dover pensare che la fine corporale sia un precipitare nel nulla.

Un tema questo frequentemente trattato e ripreso da Filippo Salvatore nelle sue ispirate e affabulanti liriche.
L’antica ma fatta propria, lucida e laica ammissione che “Mortalis me esse docet quae labitur hora. Il tempo che fugge mi ricorda che sono mortale” si accompagna in lui, costantemente, a un personale ‘credo’: la mutazione del proprio io, nel momento di … sora nostra morte corporale, in un vago raggio di luce, in un fotone di pura energia stellare. Ove non ci sia una tale convinzione – sembra dirci qui il poeta con l’ultimo delfico verso – l’umano, scopertosi lui stesso vulnerabile preda d’altro mortifero gene, fatalmente … “S’inventa ed invoca il divino”!

***

Sbaglierò, forse, ma a me pare che con esso il nostro Filippo Salvatore voglia indicarci, come possibile e persino necessario quel che una mente laica di per sé rifiuta: la necessità di dover beneficiare, già nella vita dell’oggi, della speranza in un aldilà, del “credo” nella persistenza della nostra anima, se non del nostro corpo, in un trascendente divino.
E’ un voler prefigurare – a mio avviso – come inevitabile quantomeno, un totalizzante mistero cosmico, la teorizzata, universale “anima mundi”, destinata ad accogliere in sé (il cristiano orante afferma: “nella gloria celeste”) il nostro essere corrotto e disgregato nella sua temporanea forma, dando al fine senso e finalità al nostro compiuto percorso mortale.

Giuseppe Franco Pollutri
per Qui Quotidiano, 3 Aprile 2020

 

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