Mario Draghi da monetarista a keynesiano?

Mario Draghi e Federico Caffè 

L’articolo pubblicato da Mario Draghi sul Financial Times il 25 marzo 2020, costituisce una vera svolta nel modo di concepire il ruolo dello stato e della possibilità di aumentare il debito pubblico nell’affrontare la crisi economica, prodotta dalla pandemia del Covid 19. Viene tuttavia spontanea una domanda: a 72 anni Mario Draghi ha riscoperto gli insegnamenti del suo maestro Federico Caffè all’università di Roma? Va ricordato che Mario Draghi scrisse la sua tesi di laurea, sulla “Insostenibilità di una moneta unica europea”. Non va dimenticato, però, che è stato il braccio destro di Romano Prodi nel processo di privatizzazione dell’economia italiana. Se n’è pentito? Meglio tardi che mai. E’ stato poi Presidente della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea. I suoi interventi hanno sposato il liberismo economico e la difesa del sistema bancario. Per buona parte della sua carriera è stato un liberista e monetarista. Se diventerà Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica, quale sarà il suo operato? Resterà un monetarista o riscoprirà la dottrina keynesiana del suo maestro Federico Caffè? E’ doveroso che chiarisca le sue vere intenzioni prima di svolgere un ruolo politico di primaria importanza. E’ sempre un convinto difensore dell’Unione Europea o sta diventando scettico sul suo futuro a causa della rigidità della Germania nel far rispettare l’austerità monetaria?

Salvatore

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