Il paradigma di Khun applicato alla politica italiana ed europea.

Il paradigma di Thomas Khun sulla storia della scienza applicato alla realtà politica italiana ed europea di oggi.

Raramente gli editorialisti dei maggiori quotidiani italiani inseriscono le considerazioni in una prospettiva storica. Si limitano a descrizioni fenomenologiche dell’esistente quotidiano senza spiegare che l’Italia, l’Europa, il mondo sono entrati in una fase nuova della storia a causa della pandemia del Covid 19 del 2020.

Il che presuppone l’abbandono di vecchi modelli sociali ed economici prevalsi durante la globalizzazione.

Applicare alla sfera politica il concetto di paradigma, così come lo storico della scienza Thomas Kuhn lo definiva, permette di capire le profonde trasformazioni che stanno emergendo dalla crisi prodotta dalla pandemi.

Ecco, in sintesi, cosa diceva Kuhn.

Una rivoluzione scientifica (come la rivoluzione copernicana, la rivoluzione della chimica operata dal Lavoisier, la rivoluzione dell’elettrostatica del Franklin, la rivoluzione darwiniana o la relatività di Einstein) è la conseguenza di una crisi determinata dalla falsificazione del paradigma fino ad allora accettato. Ognuna di queste rivoluzioni ha aperto accese discussione all’interno della comunità scientifica. In opposizione alla scienza vigente, nella quale vengono sviluppate solo ricerche a sostegno della teoria dominante, nella scienza straordinaria vengono messi al centro della ricerca quegli argomenti atti a falsificarne le assunzioni teoriche.

I nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente (come un naturale proseguimento del “progresso” scientifico) ma, piuttosto, dall’abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.

Torniamo alla situazione politica italiana. Ii modello Kuhn ci spiega perfettamente cosa sta succedendo.

Invece di vedere la crisi del paradigma dell’appartenenza alla Unione Europea come una minaccia, la si consideri come l’occasione per la nascita di una realtà morale, economica, sociale nuova.

Non più adesione all’UE globalista in mano a banchieri e ad una burocrazia elefantiaca, ma ad una Europa dei popoli, così come la voleva Giuseppe Mazzini nell’Ottocento, ed i padri fondatori come De Gasperi, Adenauer, Monnet o Schumann nel trattato di Roma nel 1957.

La difesa ad oltranza del monetarismo, del globalismo e dell’austerità contabile da parte della potenza dominante, la Germania, sta obbligando il governo Conte bis ad opporsi alla legittimità del paradigma iperliberista e globalista ancora prevalente in Europa.

La fine della pandemia e la grave crisi che sta producendo a livello internazionale spingerà il popolo italiano verso il recupero di una forma legittima di patriottismo, ad una idea di popoli confederati, ma autonomi, d’Europa.

Sta, in altre parole, facendo valere il principio del ribaltamento di paradigma sociale, politico ed economico vigente e indicando la via verso una ridefinizione di cosa significherà essere europeo nei prossimi decenni.

Filippo Salvatore

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