Boris Johnson emulo suo malgrado del futurista Marinetti?

 

Surreale, anzi no, per niente.

Boris Johnson di Gran Bretagna nel suo discorso da premier sullo “stato della nazione”, in preda e in lotta anch’esso con il pericoloso e letale Coronavirus, ha dichiarato a conclusione di un suo discorso da Downing Street: “Devo essere onesto con il mio popolo, molte famiglie perderanno i propri cari prima del tempo”!

Una affermazione sorprendente, che qualcuno potrebbe definire pragmatica ed è in realtà sicuramente cinica, quantomeno dal punto di vista di noi italiani, legati come siamo alla Pietas – virtù della società romana, e soprattutto al messaggio di carità e compassione di Cristo. Tanto più che, a rincarare la dose, un’autorità sanitaria dell’attuale governo inglese ha anche aggiunto che … “è necessario che il 60% della popolazione contragga il virus. Sviluppando l’immunità di gregge sarà così possibile tenere sotto controllo il virus anche nei prossimi anni”! Questo è quel che abbiamo dovuto sentire, tra machiavellismo politico d’imitazione e scientificità avulsa dall’insopprimibile umanitarismo di cui può andar fiera, in questi giorni di estrema difficoltà operativa e strutturale, la sanità italiana.

Eppure, “scioccanti” che siano da ritenersi, le riportate dichiarazioni dei governanti inglesi a me hanno riportato a mente similari e peggiori espressioni del fondatore del Futurismo italiano, Filippo Tommaso Marinetti, che di una sua orrenda e assoluta convinzione –Guerra, sola igiene del mondo– esposta nel suo Manifesto sull’arte e la cultura del Novecento, titolò persino un suo inequivoco saggio. Nel 1909, a trentatré anni, studente a Parigi, sulle pagine del Figaro Marinetti non solo glorificava la guerra come “sola igiene del mondo”, ma esaltava “il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”!

Che dire anche di queste affermazioni del nostro Marinetti ? Spregevoli quanto istrionesche, inaccettabili comunque in termini di civiltà, dal momento che la sua idea della “guerra come unica ispirazione dell’arte, unica morale purificatrice, unico lievito della pasta umana”, contribuì non poco, non solo a trasformare, unitamente al coevo “Dada”, una disgregatrice visione e concezione dell’arte e della cultura tradizionale, ma a portare l’Italia interventista, la sua gente ignara, alla Grande Guerra, alla “inutile strage”, come accoratamente venne definita da Papa Benedetto XV. Insomma, parole in libertà anch’esse, umanamente indicibili, assolutamente colpevoli.

Giuseppe F. Pollutri  

 

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