Su Craxi e su quel ‘giustizialista’ di Tagliente

Dopo l’articolo del “Centro” di ieri, con il richiamo addirittura in prima, molte persone mi hanno chiamato per chiedermi come mai io, proprio io che di solito non polemizzo con nessuno, fossi entrato in polemica con il segretario del Psi di Vasto, Luigi Rampa.

Per cui chiarisco, con il più “classico” dei miei strumenti, l’editoriale di Ods, la giusta sintesi giornalistica, partendo dalla presentazione che ha fatto di me la collega Anna Bontempo, definendomi “sociologo, giornalista e presidente di un’associazione culturale”. In effetti, il mio approccio, quando ho pensato a questo convegno, uno tra i tanti che organizzo, è stato dettato proprio da questi tre ruoli.

Da sociologo sono interessato alla biografia di Bettino, alla sua storia di vita (cosa che del resto è tornata attuale, proprio in questi giorni, con il film Hammamet). Per questo ho invitato il figlio Bobo Craxi, che stimo da sempre e che ho conosciuto tramite il caro Gerardo Labellarte.

Da giornalista sono interessato a capire cosa si muove oggi per effetto della vicenda Craxi (vent’anni dalla tragica scomparsa e dopo quasi trenta dalla sua uscita di scena politica). Per questo ho invitato Franco Bartolomei, mai craxiano, oggi coordinatore di Risorgimento socialista, le cui tesi ho conosciuto per il tramite dello stimato collega Alfredo Agustoni, che mi convincono molto nella parte in cui viene esaminata la soccombenza della socialdemocrazia storica rispetto al moderno capitalismo finanziario. Per questo ho invitato Peppino Tagliente, di cui come è noto sono amico e col quale ho collaborato giornalisticamente ai tempi di Qui quotidiano. I socialisti di Vasto dicono trattarsi di uno che ha sventolato le monete ai tempi di tangentopoli; io posso dire che così non è. Anzi, Tagliente è stato, ai tempi della sua presidenza del Consiglio regionale, molto amico di Domenico Susi e ha garantito sostegno alla Fondazione Silone. Ha presentato, qualche anno fa, a Fresagrandinaria, con Arnaldo Mariotti e me, un libro su Pietro Nenni ed è stato assolutamente rispettoso della storia socialista italiana. Del resto, si tratta di un editore e saggista, che (se lo conosco, come lo conosco !!!) da uomo di destra quale è, saprà reggere “il confronto culturale” con gli altri illustri relatori al convegno, pensato con cinque socialisti (oggi variamente collocati) ed uno di destra, perché la diversità di posizioni è il sale della democrazia. Non è così, compagni di Vasto ?

Da presidente di un’ associazione culturale ho invitato due accademici di livello nazionale, i proff. Francesco Somaini e Giovanni Scirocco (di cui avevo molto apprezzato l’ intervento sul Corriere della sera del 1° dicembre ‘ 20). Da socialisti impegnati in Fondazioni nazionali, costoro, che insegnano nelle Università rispettivamente del Salento e di Bergamo, possono aiutarci a far uscire la vicenda Craxi, che è una grossa vicenda storica, nazionale ed internazionale, dalle dinamiche locali e localiste, gruppali ed elettoraliste.

Quindi il mio approccio non era e non è di natura partitica: tutti sanno che sono un socialista (rispettoso dei socialisti impegnati in politica!) senza partito. Per questo sono felice che nella mia città ci sarà Via Bettino Craxi e proprio temendol’insorgere di dinamiche partitocratiche ho alzato il livello dei relatori. Francamente pensavo che qualche anticraxiano potesse sollevare dubbi (del tipo di quelli sorti a Milano), ma certo non mi aspettavo, in un momento storico nel quale la figura dell’ ex leader del Psi è sostanzialmente unificante, almeno all’interno della comunità socialista ovunque collocata, polemiche da parte di compagni, i quali, forse, si sono fatti prendere da vicende interne (a cui però la mia associazione ed io siamo estranei) ed hanno così ignorato l’approccio culturale ed antropologico sopra ricordato, utile ad una rilettura obiettiva della vicenda socialista italiana.

​​​​​​​​​​​Orazio Di Stefano

(da SanSalvoMare)

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