Ressentiment e fanatismo religioso

Una utile chiave di lettura per comprendere la scaturigine del fanatismo religioso, (islamico, ma non solo) ce la fornisce il concetto di RESSENTIMENT del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.
Il RESSENTIMENT ha una valenza semantica e un ventaglio psicologico molto estesi e solo in parte corrispondono al vocabolo italiano RISENTIMENTO.
« È stolto il far torto. Il torto nostro, quello che abbiamo arrecato, è più pesante da portare del torto altrui, […] bisognerebbe guardarsi dal far torto più ancora che dal subirlo: quest’ultima cosa ha infatti il conforto della buona coscienza, della speranza in una vendetta, nella compassione e nel consenso dei giusti, anzi dell’intera società, che teme chi compie il male. — Non sono pochi gli uomini versati in quel sudicio raggiro di sé stessi consistente nel volgere il proprio torto in torto altrui, […] per potere in tal modo portare molto più facilmente il proprio peso » ( Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano).
Il ‘ressentiment’ indica un sentimento di ostilità verso chi viene identificato come fonte e causa della propria frustrazione psicologica e inferiorità economica. È sinonimo di biasimo verso il “colpevole” esterno. Un groviglio di frustrazione, debolezza, inferiorità o invidia fa nascere un sistema di valori rifiutante/giustificante, ossia una morale alternativa, che giustifica la violenza del debole, come autogiustificazione, contro la violenza del forte.
La persona che soffre di ressentiment crea così un nemico, per isolarsi dal senso di colpa dei propri atti violenti. La forza e la debolezza del fanatismo religioso e del terrorismo che ne conseguono sono espressione di ‘ressentiment’.

Filippo Salvatore

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