Greta a Davos: l’ora ics! No! l’ira ics! Inquietante

Come è noto oggi e domani 53 capi di stato si incontrano a Davos, in Svizzera, per parlare del futuro dei propri “sudditi”: tutti sotto la supervisione della vestale di turno, l’ineffabile Greta. Il momento della verità è a portata di mano (o di accordo) ed allora ci aspettiamo, soprattutto dai rappresentanti di quei Paesi che hanno sottoscritto il recente Trattato (?) di Parigi  su clima, di passare dalle ipotesi di intervento ai fatti concreti, in pratica non più “dovremmo” (qualcuno dice “dovreste”) e “potremmo” (qualcuno dice “potremo”) ai meno ipotetici e auspicabili DOVREMO, POTREMO e, soprattutto FAREMO. Non contate su Trump che ha già dato la sua indisponibilità ma si potrà contare sulla Germania, ad esempio che produce tanta energia con il rinnovabile ma ha ancora il 50% di questa fornita dal carbone; si potrà contare sull’ineffabile Macron che sembra aver preso a cuore la questione tanto da aver ideato (?) il nuovo reato di “ecocidio” e certamente spegnerà, magari gradualmente, le sue 60 (o giù di lì) centrali nucleari, Certamente aderirà la Cina, tra i grandi sottoscrittori del Trattato di Parigi che, appena tornato in patria, ha dato il via ad un numero imprecisato di centrali a … carbone. E come dimenticare un appello ai costruttori di auto elettriche, a cominciare dal mitico Egon Musk: intanto la costruzione di un’auto elettrica costa, in termini di energia, da 1,5 a 2,5 volte in più di una normale auto a combustione interna, ma la cosa ridicola è questa accettazione fideistica nell’elettrico perché non sanno, anzi, fingono di non sapere, che il “carburante” cui si abbevera l’auto elettrica proviene dalla combustione in “criminali centrali energetiche in cui si bruciano quei volgari e criminali combustibili che solo a nominarli ti fanno accapponare la pelle, carbone e idrocarburi vari, cioè le stesse materie che alimentano un piccolo, proletario distributore, di benzina o gasolio mentre ben poco proviene dai deturpatori delle valli e dei colli di questa Europa, Italia compresa, le pale eoliche. Ma andiamo al sodo, ad argomenti più vicini alla vita di ogni giorno che ciascuno di noi vive o cerca di vivere come può e come sa. A cosa rinunciare per prima cosa? L’auto, il cellulare, il riscaldamento o il condizionatore in primis. E internet dove lo mettete? E gli allevamenti per la produzione in massa di bistecche, di latte fresco, di frigoriferi? E i viaggi in aereo tanto aborriti dalla nostra Greta? Manderemo in rovina, oltre che l’Alitalia (in questo caso la rovina è automatica), anche Ryan Air che vigliaccamente ti induce in tentazione proponendo viaggi a 15 euro anche se non ti da fa mangiare e, meritoriamente, ti costringe al minimo bagaglio possibile. Ci faremo tutti una barchetta in fibra di carbonio (energia!) con vele in Kevlar (energia!) per andare da Vasto a Roma? Magari lungo il fiume Pescara e poi, con qualche sforzo, valicare l’Appennino e riprendere la navigazione lungo l’Aniene ed il Tevere (altrimenti giù verso Lecce, Reggio Calabria, Fiumicino per poi risalire il Tevere). Dimenticavo un settore importante (in effetti sono tantissimi ma ciascuno di voi potrà colmare queste mie omissioni), quello della assistenza medica, da quello per un semplice raffreddore, a quello di una polmonite, da quello dell’ingessatura per una semplice frattura semplice a quello di un intervento di neurochirurgia. E l’illuminazione pubblica? Ecco, questa è l’ora ics, quella che segna il passaggio dalla fase di indottrinamento a quella operativa: è l’ora del fare, di dare concretezza ai proclami, altrimenti, una volta per tutte, diciamo semplicemente che siamo tutti ipocriti … meno Trump! Ah! Ah! Ah!

Elio Bitritto

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