Le ignobili ironie

Da qualche giorno sui giornali “buoni” e sui social si ironizza con masochistica voluttà sul fatto che la Lega abbia invitato la sen. Segre ad un convegno sull’antisemitismo in Italia. La tesi, non espressa ma che trasuda da ogni sghignazzar di penna, è quella secondo cui dei “fascisti” possano parlare di antisemitismo! Naturalmente a monte di queste infelici e stupide prese di posizione non c’è nulla che possa in qualche modo testimoniare o almeno far pensare ad atteggiamenti anti semiti da parte della Lega ma l’importante secondo certa gente è affermare una bugia più volte fino a quando qualcuno ci crederà. Se c’è un “partito” antisemita in Italia è quello rappresentato dalle sinistre in genere che storicamente rappresentano i palestinesi come “martiri” e gli israeliani come nazisti.

1974, sceneggiato televisivo “Mosé” con Burt Lancaster: il Quotidiano dei Lavoratori, organo di Avanguardia Operaia, protesta perché la TV di Stato si era prestata “a un’apologia della supremazia del popolo ebraico così spudorata da giustificare in modo obliquo l’aggressività di Israele contro il popolo palestinese”. A questo articolo, di per se “imbecille” non seguì alcuna reazione da parte di alcuna forza politica presente in Parlamento! Era normale, o comunque veniva accettato come argomento in sé non raccapricciante, la continua, insistita, maniacale comparazione tra le azioni dello Stato di Israele e il nazismo. Durante la guerra dei Sei giorni, nel 1967, dimenticando le aggressioni arabe, si arrivò a sostenere che la Stella di Davide era diventata il simbolo della prepotenza militare di Moshe Dayan e di Israele, Stato, si disse, letteralmente anche nei decenni successivi “teocratico e razziale”, accostando la svastica alla Stella di Davide. Si arrivò a dire impunemente che le vittime di ieri, gli ebrei, fossero diventati i carnefici di oggi e che oggi i «nuovi ebrei» erano oramai i palestinesi. Nella “grande” stampa i termini “israeliano, sionista, ebreo” da allora ed ancor oggi vengono sovrapposti. Enzo Enriques Agnoletti, direttore della rivista “il Ponte”, paragonava l’invasione ebraica alle Fosse Ardeatine: non so se fosse molto anziano  ma anche ad un bambino l’accostamento apparirebbe quanto meno azzardato (se non osceno).

Andiamo alla summa delle sinistre, l’antisemita Carl Marx ed alla sua “questione ebraica” a partire dalla sua distinzione tra l’ebreo dello Shabbat e l’ebreo di tutti i giorni, in pratica la stragrande maggioranza: “Consideriamo l’ebreo di tutti i giorni quello reale, non quello della sua religione: quale è il suo fondamento? l’egoismo; quale è il suo culto? il traffico; quale è il suo Dio mondano? il denaro. Come porre rimedio? Un’organizzazione della società che eliminasse i presupposti del traffico, renderebbe impossibile l’ebreo. La sua coscienza religiosa si dissolverebbe come un vapore inconsistente nella vitale atmosfera reale della società .    … Noi riconosciamo dunque nel giudaismo un universale elemento attuale antisociale, il quale, attraverso lo sviluppo storico, cui gli ebrei per questo lato cattivo hanno collaborato con zelo, venne sospinto fino al sua presente vertice, un vertice sul quale deve necessariamente dissolversi”. Questo non è “nazismo e neanche fascismo, ma marxismo e comunismo”! E senza andare tanto lontano nel tempo chi è che “CACCIA” letteralmente la Brigata Ebraica dai cortei del 25 aprile se non l’ANPI? Credo, a questo punto che le ignobili e farsesche battute equivalenti al meno ridicolo “il bue dice cornuto all’asino” potrebbero e dovrebbero far riflettere i diffusori di odio e di menzogne gratuite. E d’altra parte i rapporti di amicizia che tanta parte della  sinistra intrattiene con gli hezbollah dovrebbero far riflettere prima di scrivere stupidaggini tese solo a creare un clima d’odio.

Elio Bitritto

 

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