Ballata dei Mesi e delle Stagioni

                     Ballata dei mesi e delle stagioni
di Giuseppe F. Pollutri

                       (in Lu Lunarie de Lu Uašte 2020)

 
Di candida neve s’ammanta il Gennaio,
per i bambini gioiosi tira su un pupazzo.

Dell’anno intraprendi il nuovo cammino.

Se per gelo soffri nel corpo in Febbraio,
col ciocco scalda e allieta casa e famiglia.

Con maschera e burla trastullati, impazza.

Le gemme di Marzo preannunciano frutti,
volatili e fiori danno nuova vita al giardino.

Un brivido è il vento su vela e ginestra.

Con l’antica danza dei mesi e stagioni,
vita nostra avanza, si logora e continua.

Pensieri lievi d’Aprile con primule dona
a lei che colmi di baci, che onori e ami.

Il prato è per il sole o per fare all’amore.

In Maggio ronzano api sui fiori e sui visi.
Nei giardini un trionfo di mille e una rosa,

con occhi d’amore donala, oggi e domani.

Lievi a Giugno fluttuano le onde del mare,
con la vela hai voglia di andare lontano.

S’adagia il vento su mature spighe d’oro.

Con l’antica danza dei mesi e stagioni,
vita nostra avanza, si logora e continua.

Nel Luglio stai al sole o nuoti nell’onda,
in allegra compagnia trascorri la sera.

Rustelle e scrippelle chiedi e gusta alle sagre.

Il frinire di cicale e i resinosi pini d’Aleppo
danno stordimenti nella calura d’Agosto.

Con balli, amori e canti consuma le notti.

A Settembre gusti ancora dolci frutti,
funghi, fichi e pepi secca per l’inverno.

La cantina fumiga con zolfo, sana le botti.

Con l’antica danza dei mesi e stagioni,
vita nostra avanza, si logora e continua.

La melagrana rubizza cogli in Ottobre.
Fermenta e ribolle il mosto in cantina,

con cura rimestalo, torchia, poi svina.

A Novembre caldarroste unisci al novello
ai defunti, pietoso, dedica fiori e memoria.

L’olio nuovo di trappeto irrora cibo e pane.

Al suo fine Dicembre porta l’anno vissuto,
Natale è festa santa, dà speranza, consola.

Dio ci ha così dato di vita un anno ancora.

Con l’antica danza dei mesi e stagioni,
vita nostra avanza, si logora e continua.

Giuseppe Franco Pollutri

 


(pastello di Gianfranco Bevilacqua)
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