Santa Lucia. Dal martirio del corpo alla luce, dono di Dio

L’artista vastese-siracusano Gianfranco BEVILACQUA partecipa con una sua opera d’arte, in cotto e legno patinato, alla manifestazione culturale e religiosa del Comune di Siracusa: “SANTA LUCIA, la devozione aretusea nell’arte contemporanea”.
La scultura, unitamente alle opere di altri sette artisti, sarà in esposizione dal 09 dicembre al 09 gennaio presso la chiesa di Santa Lucia alla Badia di Siracusa, e
come le altre successivamente donata ad una chiesa dell’archidiocesi di Siracusa.

Dalla presentazione dell’opera:

“Ogni anno, a Siracusa, unitamente a molte altre località italiane, e anche nei Paesi scandinavi ove buio e tenebre hanno una valenza particolare, nell’approssimarsi del solstizio d’inverno, ci si attiva per commemorare, sia religiosamente che civilmente, il martirio di Santa Lucia. La ricorrenza annuale divenne una festa universale della Chiesa nel VI secolo, epoca in cui cominciarono ad essere edificate chiese a lei dedicate nell’Occidente cristianizzato.

“Lucia di Siracusa, orfana di padre già in tenera età, fu martirizzata, poco più che ventenne, il 13 dicembre del 304 d.C., durante la persecuzione dei cristiani ad opera dell’imperatore romano Diocleziano. Arrestata per denuncia del suo stesso promesso sposo, minacciata di morte e torturata, non ebbe timore di proclamarsi seguace di Cristo e non accettò di rinunciare alla propria fede. La storia del suo martirio ci è pervenuta attraverso un manoscritto latino e greco del IX secolo. In esso si racconta […]

L’opera d’arte, nuova e originale, di Gianfranco Bevilacqua, pittore e grafico oltre che affermato scultore, visualizza la scena del martirio della santa siracusana, nel momento in cui la giovane Lucia, tenuta e costretta nelle braccia di un robusto carnefice, è in procinto di essere pugnalata, trafitta prima che alla gola al cuore, come indicato da alcune narrazioni popolari. Tale illustrativo momento del martirio è collocato idealmente dall’artista in una sorta di “pala d’altare”, dal fondo dorato, ridotta ad ancóna o cona, altrimenti detto “altarolo”, in uso per le tipiche immagini devozionali presenti in particolare nell’Italia meridionale. Una sorta di piccola architettura in cui e con cui, in funzione narrativa e altamente semantica, l’artista colloca, al di sopra del carnefice e della martire, un alato “Angelo di Dio”.

[…]

” Nel movimento delle braccia e delle mani dell’angelo, in volo ma rivolto chiaramente in basso, vediamo un evidente invito a Lucia a guardare in cielo, ad affidare la sua anima a Dio Padre. La santa, a sua volta, incurante dell’arma del carnefice, pone una mano sul petto, sul cuore, e sollevando il viso verso l’alto, con un cenno dell’altra sembra rispondere all’angelo del Signore, come fece Maria di Nazareth nell’Annunciazione: – Eccomi. Avvenga di me quello che hai detto!
[…] l’opera è modellata in argilla, materiale prediletto dal nostro artista, con una cifra stilistica capace di dare alle figure forma reale ed evocativa al tempo stesso, partendo da una sorta di iniziale ‘tegumento’ materico duttile e metamorfico, simbolo e segno in assoluto della stessa creazione artistica: dalla materia alla forma, dall’idea alla sua eidetica raffigurazione. Il successivo trattamento con ossidi e patine, date sapientemente sul cotto, fanno sì che […]

(La completa presentazione dell’opera è possibile leggerla nel seguente documento in pdf: Commemorazione Santa Lucia_Gf-Bevilacqua-2019
Giuseppe F. Pollutri

 

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