Quelli che …

Oggi vorrei parlare de L’Unità, l’equivalente italiano della Pravda, il quotidiano Sovietico per la disinformazione dei comunisti di casa nostra. A parte il fatto che un giornale più lecchino di questo non lo si è visto neanche durante il fascismo, ma che dico, durante il nazismo, cominciano ad essere quantificate, dopo le balle (oggi si chiamano “fake news”), anche i debiti di questa “gloriosa testata”: debiti, per 81 milioni di euro, che saranno pagati non già dai komunisti di ieri, l’altro ieri, oggi o domani, ma da tutti gli italiani: un po’ come la FIAT che privatizzava gli utili e socializzava i debiti.

PREMESSA: 1998, Governo Prodi, legge per la garanzia statale sull’editoria.  2000 Governo D’Alema: l’Unità ha un debito contratto con le banche risalente a molti anni prima per un equivalente di 200 milioni di euro ma i soldi per pagare non ci sono; i DS propongono alla presidenza del consiglio (D’Alema), che aderisce alla richiesta,  di assumere su se stessa quel debito giusta la legge di Prodi. Le banche (Intesa, UniCredit, Bpm e Bnl) accettano soprattutto perché vi era la cosiddetta “capienza” perché il partito era titolare di numerosi immobili (circa 3.200). Oltre la metà della cifra viene saldata con le entrate del finanziamento pubblico ai partiti, il resto, manca. Manca perché di immobili non v’è più traccia. Qualche tempo fa il giudice Alfredo Maria Sacco ha dato autorizzazione alle banche di rivalersi sui debitori per inadempimento e NON per insolvenza nonostante l’Avvocatura di Stato avesse chiesto e ottenuto dal magistrato di valutare a quanto ammontasse il patrimonio del partito, che il consulente del giudice di Roma ha censito in una perizia molto accurata e per certi aspetti incompleta, atteso che lo stesso giudice ha disatteso la richiesta di poter proseguire le indagini peritali.

In seguito alla decisione di decidere per inadempimento e non per insolvenza, il debito dei DS dovrà essere pagato dalla Presidenza del Consiglio appurato che dalla sentenza si evince che il partito di D’ Alema & C., ha posto in essere una serie di condotte «apparentemente elusive (e forse fraudolente), per sottrarre i propri beni dalla garanzia, patrimonio» che poi, nel 2007, l’allora tesoriere Ds Ugo Sposetti, poi senatore Pd, ha provveduto a “collocare” in 57 fondazioni e che, a dire dello stesso Sposetti, non è più aggredibile dalle banche.

Già nel 2014, all’epoca del governo Renzi, la presidenza del Consiglio aveva presentato opposizione, facendo ricorso attraverso l’Avvocatura dello Stato, perché non sussistevano “… i presupposti per l’escussione della garanzia stessa chiedendo e ottenendo di chiamare in manleva l’ associazione Democratici di Sinistra, già Partito democratico della Sinistra”.

Il decreto fu dichiarato immediatamente esecutivo. Con le sentenze del 10 settembre si chiude il primo capitolo della vicenda. Tocca allo Stato pagare il debito, anche se poi potrà rivalersi sui Democratici di sinistra, e quindi sui più recenti eredi, il Partito democratico. Solo che non c’è più un euro, visto che il patrimonio un tempo millantato, 3.200 immobili, non è che una scatola vuota.

Credo che sarebbe appena il caso di ricordare a tutti gli onesti del PD quale è stato il metro di giudizio quando fu coinvolta la  “Margherita” di Francesco Rutelli, quale è stato il metro di giudizio per la Lega, quale è il metro di giudizio per il Pd.

Elio Bitritto

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