Il crocifisso fuori dalle scuole. Caro ministro Fioramonti


Gentile Ministro Fioramonti,
chi Le scrive è una docente che ogni mattina va in classe e ha di fronte degli studenti, dei ragazzi, che si aspettano dalla scuola le migliori possibilità per diventare la parte migliore di se stessi.
Certo, la scuola italiana ha dei problemi, li incontro ogni mattina anche io, faccia a faccia con i ragazzi cosìddetti “difficili” ma in realtà sensibili e introversi, faccia a faccia con metodologie di insegnamento e burocrazie, tra programmi ministeriali ed esigenze educative di una società che sta cambiando, ma mi creda, l’ultimo dei problemi è proprio quello dell’avere o meno il crocifisso nelle aule.
Ma, poichè ogni tanto la diatriba del “crocifisso in classe sì- crocifisso in classe no” torna ad essere sotto i riflettori della cronaca, mi sento di fare una riflessione a proposito di un simbolo che scevro di riferimenti religiosi e cristologici, è rappresentativo di una determinata cultura e di un sistema di valori umani, civili, laici che sono alla base della nostra storia e delle nostre radici etiche ed ontologiche.

Un simbolo che raccoglie, sul piano della diacronia, l’eredità del mondo latino e di quello greco, e che non si limita solo al mondo occidentale, se guardiamo alla storia e ai significati laici, di rispetto, tolleranza, sacralità della vita umana, che sono alla base della nostra Costituzione. E poi Ministro, in un mondo che ha fatto dell’immagine e della provvisorietá di slogan e forme e icone il proprio credo, nell’assenza di identità valoriali stabili e di punti di riferimento, penso sia importante per i nostri ragazzi avere davanti agli occhi un’immagine che ricordi loro (in prospettiva diacronica e sincronica) che la società attuale è risultato di un passato, e che il futuro sarà il risultato di una particolare visione del mondo, che può esserci solo in un presente propositivo.

Quando Costantino definisce la religione cristiana come religione dell’Impero, ha quale insegna simbolica il “crismos”, il monogramma di Cristo, il cristogramma appunto formato dalle lettere sovrapposte dell’alfabeto greco X (si legge chi) e P (si legge ro), ossia le prime due lettere della parola Cristo, l’unto, il prescelto. Ma questo monogramma esisteva già come abbreviazione della parola greca crestòs , con la stessa pronuncia di Cristos, ma con il significato di buono, utile, propizio, usato come simbolo di buon auspicio anche in alcuni sarcofagi orientali.

Il crocifisso è forse il più grande simbolo universale di laicità, di tolleranza, di umanità, di condivisione di una dimensione di dolore e di rinascita, di rispetto e identità. Toglierlo dalle scuole significa dare un messaggio ulteriore di provvisorietà alle esperienze umane della vita. E gli studenti di oggi hanno bisogno di cultura sì, ma ancor di più di certezze e di fiducia, di credere in qualcosa che non passa, ma resta.

Laura D’Angelo

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